Scrivo questo post per scusarmi dalla mia parziale latitanza da questo blog, ma sono rimasto coinvolto dal blocco aereo provocato dal vulcano. Sarei dovuto partire per New York (con famiglia al seguito…), ma al 99% rinuncerò al viaggio. Pazienza, non mi arrabbio, né mi dispero.

Questa vicenda però mi fa riflettere sulla fragilità della nostra società e, alla fine, della nostra conoscenza. L’uomo continua a pensare di poter dominare la natura e di poter prevedere tutto. Ma così non è. Il modo in cui l’emergenza è stata gestita dimostra la fallacia dei sistemi informatici da cui dipende gran parte della nostra economia. Mi spiego: il blocco aereo è stato determinato dal timore che la cenere possa danneggiare i motori, visti alcuni precedenti.

Ma il blocco totale è stato deciso sulla base di simulazioni al computer sull’andamento della nube e sulla sua consistenza. Simulazioni che, a quanto riscontrato, finora, si sono dimostrate poco attendibili. Sembrava che il cielo fosse pieno di cenere densa e invece è rarefatta e molto diffusa. Ovvero: da quanto si è capito è pericoloso viaggiare in prossimità del vulcano, ma a distanza di oltre mille chilometri è altamente improbabile che la concentrazione di ceneri sia tale da danneggiare in modo irreparabile tutti i motori di un aereo. Dunque: l’allarme verosimilmente era eccessivo.

I computer hanno fallito, come falliscono sovente. Nella finanza, innanzitutto. I programmi di investimento basati su elaborazioni statistiche sofisticate si sono dimostrati disastrosi in occasione della crisi del 2008, idem nel calcolo dei derivati. Ma anche nell’ecologia: le elaborazioni sugli effetti del riscaldamento globale sono inaffidabili. E nelle forze armate: vedi i risultati delle cosiddette bombe intelligenti.

L’informatica è utilissima per gestire il presente; ma sovente è inaffidabile per prevedere il futuro. Sbaglia quanto l’uomo, anzi più dell’uomo, perché non può riprodurre il buon senso, l’intuito, l’istinto, l’intelligenza emotiva ovvero le doti che da sempre fanno la differenza e costituiscono il genio.

 La lezione è questa. O sbaglio?