L’altro giorno ho pubblicato sul Giornale questo articolo in cui evidenziavo un paradosso. A quanto pare l’attacco all’euro è stato rintuzzato, ma il sistema basato sulla finanza esce, paradossalmente, rafforzato. È quel mondo a dettare l’agenda, a imporre cambiamento epocali.
Un anno e mezzo fa per rimediare agli errori delle banche, i Paesi occidentali mandarono all’aria la disciplina finanziaria faticosamente perseguita per quasi vent’anni. Ora sono state violate regole che si consideravano sacre. Aiuti agli Stati in difficoltà? «Inconcepibile, sia il Trattato di Lisbona che quello di Maastricht li vietano espressamente», ci dicevano. Acquistare titoli di Stato in sofferenza? «Impossibile, lo statuto della Banca centrale europea non lo permette», ribadiva Francoforte, fino a venerdì scorso. Eppure sono bastate 24 ore per violare anche questi tabù.

La crisi sembra passata, ma non ne sono convinto. Ho come l’impressione che la speculazione testerà ben presto la reale coesione della zona euro e che i veri obiettivi siano altri. Quali? Uno l’ho giòà delinato nei giorni scorsi nel post intitolato Screditare l’euro per salvare il dollaro. Quando leggo note di agenzia come questa mi convinco di aver visto giusto:

CRISI: NYT; NUMERI DEBITO USA SIMILI AD ATENE
MA NON SI VERIFICHERÀ CRISI ANALOGA,PER INVESTITORI USA RIFUGIO
   (ANSA) – NEW YORK, 12 mag – I numeri del debito federale americano stanno diventando «paurosamente simili» a quelli della Grecia: gli Stati Uniti, comunque, non si troveranno ad affrontare la stessa crisi di Atene per un’ampia gamma di ragioni, anche se i problemi fondamentali sono gli stessi. Lo afferma il New York Times, sottolineando come per gli Usa il problema non è il deficit di breve termine ma quello di lungo termine. «Quando le società diventano più ricche, i cittadini vogliono scuole migliori, una sanità migliore e altri servizi pubblici. È quanto sta avvenendo negli Stati Uniti, senza che i cittadini paghino comunque le necessarie tasse. E questa combinazione spinge gli Usa sulla strada della Grecia per quanto riguarda il debito».
     Fra i motivi per i quali gli Stati Uniti non si troveranno a dover affrontare una crisi analoga a quella greca figurano, aggiunge il New York Times, il fatto che gli investitori continuano a vedere gli Stati Uniti come un «rifugio grazie alla loro storia di sostenuta crescita economica e flessibilità politica». Il debito federale americano – osserva il New York Times – è previsto salire al 140% del pil in due decenni. E se si includono le difficoltà dei sinogli stati statunitensi il bilancio finale potrebbe essere decisamente superiore. Il debito greco risulta attualmente pari al 115%. (ANSA).
 

Insomma le cose vanno peggio che in Grecia, ma non bisogna preoccuparsi. Non è difficile immaginare chi abbia imbeccato il New York Times…

Sempre leggendo la stampa vedo moltiplicarsi accorati appelli affinché i Paesi euroepi accettino il generoso abbraccio del Fondo monetario internazionale, che dal vertice di Londra dello scorso anno, è stato dotato di ingentissime risorse. Wall Street Journal, Financial Times, editorialisti francesi e italiani tra cui l’ineffabile Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera. Leggete qui  , il passaggio cruciale è questo:

È una stupidaggine pensare che coloro che vendono i titoli di Grecia, Spagna e Portogallo siano solo speculatori, e che spaventarli facendo la voce grossa sia il modo per risolvere tutto. Non è così. Gli investitori che stanno vendendo titoli europei sono venditori genuini, non speculatori: vogliono sapere se queste economie ricominceranno a crescere, o se invece sono destinate ad un lungo periodo di stagnazione. Perché in questo caso investiranno altrove i risparmi che le famiglie hanno loro affidato.

La soluzione migliore sarebbe attivare, in Spagna e Portogallo, un programma del Fondo monetario che apporterebbe liquidità, ma soprattutto un’attenta procedura di sorveglianza.

Ma quando mai il Fmi ha proposto riforme per rilanciare la crescita? Quando arriva stritola l’economia reale e trasferisce risorse al mondo finanziario. Non a caso Giavazzi pone l’enfasi è sulla procedura di sorveglianza…

Il Fmi di crisi in crisi prende potere. Nell’America Latina, in Asia, in Africa ora nel sud dell’Europa, domani forse in Italia (Giavazzi allude) e magari anche in America quando la finzione del dollaro non sarà più sostenibile.

Di crisi in crisi il Fondo monetario diventa un Grande Fratello…. al di sopra della democrazia, della sovranità del popolo, dello stato di diritto, di un liberalismo trasparente e sostenibile insomma dei valori che noi occidentali abbiamo costruito faticosamente per decenni.

Non mi piace, non mi fido, sono preoccupato. Sbaglio?