Le responsabilità della Turchia nella vicenda della flottiglia di pacifisti sono evidenti. A organizzare il convoglio è stata un’organizzazione pacifista, l’Ihh, che non è certo neutrale e che da tempo appoggia Hamas e, a quanto pare, i terroristi. E’ saltata fuori anche la complicità di un’altra organizzazione italiana l’Associazione benefica per la solidarietà al popolo palestinese, sospettata di aiutare i kamikaze. Le sei nave erano composte 5 da veri pacifisti, una da militanti arabi e palestinesi. E infatti solo su quest’ultima sono sorti problemi, con l’esito che ben conosciamo.

In altri tempi, quando la Turchia era laica, filo occidentale e amica di Israele, il problema sarebbe stato risolto alla fonte ovvero il governo di Ankara non avrebbe permesso la partenza di un convoglio di questo tipo. Ma da quasi dieci anni la Turchia è retta dall’Akp ovvero da un partito islamico che pretende di essere moderato e che tale è stato considerato dagli occidentali. Eppure proprio Erdogan è stato il capo di governo che ha usato i toni più duri contro Israele, accusandolo di terrorismo di stato e a questo punto i rapporti con Gerusalemme, un tempo privilegiati, sono davvero a rischio. La svolta filo araba e filoislamica della Turchia è sotto gli occhi di tutti

Alcuni autorevoli commentatori, come Sergio Romano sul Corriere e Vittorio Emanuele Parsi sulla Stampa sostengono che a provocare l’allontanamento della Turchia dall’Occidente sia stata l’Europa, quando ha di fatto escluso la sua adesione all’Unione europea.

 Io invece penso che l’allontanamento è avvenuto prima dei problemi sulla candidatura turca alla Ue, come dimostra il rifiuto di concedere agli americani le basi  aeree ai tempi della guerra in Irak. Da tempo scrivo, in perfetta solitudine, che l’Akp promuove un’agenda occulta per islamizzare la Turchia, privandola sempre più dei suoi connotati laici e occidentali, e che in politica estera i suoi veri referenti sono nel mondo arabo islamico, non in Occidente .

Penso inoltre che la candidatura della Turchia alla Ue sia impropria e innaturale. Impropria perché se la Turchia entrasse nella Unione, il paese più popoloso della Ue diventerebbe musulmano; in contrasto con le radici, le tradizioni, la cultura europea che è cristiana e/o laica, non certo islamica. Innaturale perchè da sempre l’Europa si ferma al Bosforo. La Turchia non è in Europa, è in Asia. Che senso ha chiamare europea un’Unione se poi non se ne rispettano i confini?

A volere la Turchia nella Ue sono gli Usa, per ragioni esclusivamente strategiche. E ho l’impressione che questa volta abbia sbagliato di grosso: da un lato tentando di forzare la mani agli europei, che si sono ribellati; d’altro canto dando fiducia a Erdogan e all’Akp senza verificarne davvero le credenziali.

Ora la situazione è davvero ingarbugliata. L’Akp mostra il suo vero volto e svela le sue intenzioni. Dunque mi chiedo, considerando anche le implicazioni a livello strategico: possiamo ancora fidarci di questa Turchia?