Il 2008 e il 2009 sono stati anni di grande crisi, come ben sappiamo, e ora gli Stati sono costretti a tirar la cinghia. Tagliano tutto: investimenti, pensioni, sanità, aumentano le tasse. E’ l’ora dei sacrifici. Ma non per tutti. Certi settori non solo non conoscono recessione, ma registrano livelli di crescita strepitosi. Uno in particolare: il settore delle spese militari, che nel 2009 sono cresciute nel mondo addirittura dell’8%, sebbene non ci siano state nuove guerre né tensioni geopolitiche impreviste.

L’era Obama avrebbe dovuto segnare l’avvento di un periodo di pace e invece il 2009 si è rivelata un’annata formidabile, come dimostra L’istitituto internazionale delle ricerche per la pace  di Stoccolma, Sipri, nel suo rapporto annuale.

Le spese militari hanno raggiunto la cifra strabiliante di 1 254 457 732 271 euro, di cui il 61% alimentato da cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu e ben il 49% dall’America del pacifista Obama.

La domanda più ovvia è: visti i tempi perché non chiedere alla Difesa e all’industria degli armamenti un po’ di ritegno? Ma è banale.

La considerazione più importante riguarda, a mio giudizio, l’influenza delle lobby: alcune sono così influenti da infischiarsene persino della crisi. Quanto avvenuto nella Difesa ne è la dimostrazione. E su questo dovremmo davvero riflettere. O sbaglio?