I grandi media non ne parlano, l’opinione pubblica è distratta dalla finale di nba e dai  mondiali di calcio, le news sono dominate dalla vicenda Bp-macchia di petrolio. Intanto però il Senato Usa sta esaminando una legge rivoluzionaria, presentata dal democratico Joe Lieberman, che darebbe  a Obama il diritto di spegnere internet. La misura è contemplata nel pacchetto per combattere il cyberterrorismo, ma i pochi che ne hanno parlato la ritengono senza precedenti e potenzialmente liberticida, come scrivo sul Giornale oggi.
In caso emergenza, il presidente degli Usa avrebbe la facoltà di obbligare i maggiori provider e i siti di interesse strategico (dunque praticamente tutti quelli più usati nel mondo come Google e Yahoo) ad interrompere ogni attività. Il progetto contempla anche la creazione di un «Centro nazionale per la sicurezza cibernetica e la comunicazione», che avrebbe facoltà di programmare tecnologie specifiche e di imporre misure di sicurezza. A tutti. Negli Stati Uniti, ovviamente. Ma, all’occorrenza, anche all’estero. Senza eccezioni, sotto la minaccia di pesanti sanzioni.

Si tratta di misure giustificate? O, come temono in tanti, stiamo assistendo al tentativo di mettere sotto controllo la Rete?

Negli ultimi mesi per la prima volta ben tre democrazie hanno introdotto misure che in qualche  misura limitano la libertà su Internet:

In Australia ad esempio, dove è già attivo un filtro per monitorare siti scomodi. Il governo di Canberra di recente ha annunciato di volerlo rafforzare, trasformandolo in una sorta di muraglia cibernetica. Una notizia inquietante, di cui però i grandi media non hanno dato conto con l’eccezione di “Time“. Anche la Nuova Zelanda, dal primo febbraio, si è dotata di un filtro web e proprio da febbraio, per una curiosa coincidenza, l’accesso a siti scomodi, come Prisonplanet e Infowars, è diventato problematico.

Ma il passo più audace lo ha compiuto la Gran Bretagna, dove a maggio alla vigilia delle elezioni, la Camera dei deputati, ancora una volta nel disinteresse generale, ha approvato una legge che consente di chiudere siti che violano «o potrebbero violare» la norme a tutela copyright.
Ora tocca a Obama, potenziale Grande fratello. A fin di bene, naturalmente.

Sono preoccupato. Fino a quando la Rete rimarrà uno spazio davvero libero?

AGGIORNAMENTO: Ecco chi gestisce davvero Internet. Citazione tratta da un articolo di Antonella Rampazzo:Attualmente la rete mondiale è gestita dalla Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann), un organismo di diritto privato con sede a Los Angeles, controllato dal Dipartimento del Commercio degli Stati uniti. L’Icann è un enorme sistema di smistamento della rete, basato su un dispositivo costituito da tredici potenti computer, detti “root servers”. Dieci root servers si trovano negli Stati Uniti (quattro in California e sei nei pressi di Washington), due in Europa (a Stoccolma e a Londra) e uno in Giappone (a Tokyo)”. Insomma, Obama può davvero spegnere internet…