I giornalisti hanno i riflessi lenti o forse sono talmente abituati a ricevere lo spin da aver perso la capacità di discernere in modo autonomo le notizie. I grandi titoli del G8 riguardavano oggi la spaccatura sulla tassa sulle banche, i timori per la ripresa, con una coda italiana sul caso Brancher.

Eppure c’era una notizia. Vera. Riguarda Israele e l’Iran, ma è stata registrata come un elemento secondario dai grandi quotidiani nazionali o addirittura ignorata.

Sabato, nel comunicato finale del summit gli otto Grandi hanno dichiarato: «Siamo profondamente preoccupati per la continua mancanza di trasparenza dell’Iran riguardo alle sue attività nucleari e alle sue manifeste intenzioni di continuare ed espandere l’arricchimento di uranio incluso fino a quasi il 20% in contrasto con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei Governatori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica».

E  fin qui tutto prevedibile, ma a svelare che cosa hanno davvero deciso gli otto Grandi è stato Silvio Berlusconi. Il premier italiano infatti ha dichiarato in conferenza stampa: “Tutti ritengono probabile una reazione anticipata di Israele”, perché il governo di Teheran “non garantisce una produzione pacifica, ma fa ritenere che ci sia una volontà di arrivare all’arma nucleare“.

Ovvero: il G8 è rassegnato a un raid, al quale, evidentemente non si oppone.  E infatti gli otto leader non hanno smentito Berlusconi. Questa era la notizia. E molto importante.

Con straordinario tempismo  il capo della Cia Leon Panetta, stamane ha dichiarato che l’Iran “ha abbastanza uranio per due bombe atomiche” e che  «potrebbe impiegare un anno a fabbricare la bomba e un altro anno per sviluppare un sistema operativo per utilizzare questa arma». Minaccia concreta, dunque. Di cui, a quanto pare, si è parlato anche alle riunioni della Commissione Trilaterale e del Bilderberg, che si sono svolte prima del G8.

Le valutazioni convergono.

O l’Iran cede o Israele potrà colpire. Quando? Non sono stati fissati ultimatum, ma è verosimile una finestra di un anno e mezzo, al massimo due.  O la diplomazia o le bombe. Visti i deludenti risultati ottenuti finora e la determinazione sia dell’Iran che dello Stato ebraico,  l’ipotesi di un blitz appare, a questo punto, sempre più probabile.

O sbaglio?