Ricordate Hillary Clinton? Fino a poche settimane fa piangeva miseria, supplicando i suoi simpatizzanti di aiutarla a ripianare i debiti, al punto da “mettere all’asta suo marito“.

Poveretti i Clinton, progressisti, teneri, altruisti e generosi. Tanto generosi, con loro stessi. Oggi, sulle agenzie è apparsa la notizia che la coppia ha comprato un castello da 11 milioni di dollari, a Bedford Hill, in un quartiere abitato da straricchi e strafamosi. Veniamo a sapere che  “la proprietà, battezzata Clover Hill Farm, si trova in fondo ad una lunga strada bianca privata“; inoltre ha “un look rustico con le travi a vista, ha solo 10 anni di età, e possiede tutte le comodità possibili ed immaginabili, tra cui una piscina riscaldata, una taverna con bar, due casette per gli ospiti, uno studio per artista e una stalla per un cavallo“.

Sono molto lieto per i Clinton e continuo a ritenere che la vita privata sia privata anche per i politici; però qualcosa non torna.

Hillary è in politica da molti anni e i suoi stipendi da senatrice non sono certo stratosferici, Bill è un eccellente conferenziere e guadagna senz’altro bene, considerati i compensi americani. In una prima versione del post avevo scritto che è improbabile che possa essere ricco quanto i magnati di Wall Street. Un lettore, Gianni, mi ha subito smentito: il reddito di Bill è di 10 milioni l’anno.
Ne prendo atto e mi scuso per l’imprecisione.

Restano alcune questioni di fondo. Se sono così ricchi, perché devono chiedere ai propri sostenitori di ripianare il loro debito? A maggio mancavano 700 mila dollari, non potevano metterli di tasca loro?

Come ho scritto altre volte, il vero tarlo della democrazia americana è rappresentato da un sistema di lobbyng che finisce di fatto, per legalizzare la corruzione. Soprattutto per chi , come i Clinton, è ancorato all’establishment.

Da qui un sospetto: compensi per 10 milioni di dollari come conferenziere sono normali e meritati o riflettono un debito di gratitudine di un certo mondo industriale e finanziario, che, grazie alle leggi di Clinton, ha potuto avviare i favolosi (per le banche d’affari di Wall Street) anni Novanta, che ci hanno portato alla crisi del 2007/08, provocata dall’abolizione del Grall Steagal act, voluta proprio dall’Amministrazione Clinton?

Detta fuori dai denti: l’amministrazione fu definita dal giornalista investigativo Greg Palast “the best democracy money can buy“, “la miglior democrazia che il denaro possa comprare”, il quale in un celebre libro dimostrò come e perché.

Sorge un dubbio: ma è giusto che la politica renda ricchi? Chissà forse in America sono più realistici o forse, per una volta, più furbi degli italiani…