Leggendo gli articoli sull’arresto dei 300 membri della ‘Ndrangheta c’è da rabbrividire. Si sapeva che la malavita aveva sviluppato il suo impero anche al nord, ma la percezione del cittadino era che le attività al Settentrione servissero soprattutto a ripulire il denaro sporco dunque a ridare una verginità a patrimoni impresentabili.  La malavita era presente ma invisibile, in fondo innocua e le infiltrazioni sul territorio  circoscritte, secondarie.

Invece apprendiamo una realtà molto diversa e sconvolgente. “La Lombardia è già da tempo sede stanziale di gruppi organizzati anche con modalità militare, che rivendicano (e purtroppo realizzano) un controllo del territorio antagonista a quello dello Stato“, scrivono i magistrati, che precisano:

Negli ultimi tre anni, per dare un’idea del fenomeno, sono stati compiuti in Lombardia oltre 130 attentati incendiari a danno di imprenditori e oltre 70 episodi intimidatori commessi con armi, munizioni ed esplosivi“. Ma, sempre secondo i pm, nessuno ha mai denunciato nulla.

Il quadro che ne risulta è davvero sconcertante. L’unità d’Italia si basava su un presupposto o perlomeno su una speranza ovvero che il Nord più sviluppato e di tradizioni  civiche robuste e consolidate, potesse coinvolgere e trascinare verso l’alto il Sud più arretrato e in Calabria, Sicilia, Campania, parte della Puglia prigioniero della malavita.

Invece sta avvenendo il contrario: i progressi della società civile nelle regioni meridionali sono fragili e spesso cosmetici, mentre la ‘Ndrangheta, la mafia e la camorra estendono i propri tentacoli al nord, riuscendo a imporre agli imprenditori e ai negozianti una mentalità omertosa.

Dovevamo contagiare virtuosamente il sud, sono loro che contagiano noi.

E questa è una sconfitta per tutti gli italiani, che imporrebbe una reazione forte di indignazione, di preoccupazione condivise. Il Paese dovrebbe reagire. Le forze dell’ordine, i Pm e il ministro Maroni sono stati bravissimi e meritano il nostro encomio, ma ho l’impressione che l’opinione pubblica, persino in Lombradia, non sia rimasta impressionata dalla notizia. La gente parla più della P3 o della crisi Fini-Berlusconi. La prova?  Sul sito del Corriere della Sera alle 16 di oggi la notizia più cliccata è “Corona rompe definitivamente con Belen e scarica le valigie sul marciapiede“, quella della maxi retrata non è già più tre le prime dieci, benché ancora molto visibile sulla home page.  C’è però: Francesca Piccinini: ho voglia di un figlio e l’ennesimo pezzo sul caldo. Anche sul Giornale.it, la notizia della ‘Ndrangheta non era tra le sei più lette.

Come si trattasse di fatti lontani. E invece sono vicinissimi.

Ci lasciamo assuefare, scansiamo le notizie scomode, che fanno pensare, a meno che non ribadiscono un luogo comune o una convinzione già radicata in noi.

Ma così muore la nostra coscienza civica. O sbaglio?