Lo scoop di Wikileaks che poche ore fa ha diffuso 92mila file segreti del Pentagono dimostra che per sei anni il governo americano ha mentito ai media.

 Sia chiaro: nessuno si aspetta che dalle autorità trapeli sempre la verità, ma qui siamo di fronte a una colossale manipolazione della realtà. Scopriamo stragi di civili fatte passare sotto silenzio, collusioni imbarazzanti dei servizi pakistani con Al Qaida, missili americani Stinger, che erano stati forniti a Bin Laden negli anni Ottana e poi usati contro le forze americane. Veniamo a sapere che la situazione sul terreno è molto peggiore di quanto avessero ammesso ovvero che i talebani controllano zone molto ampie del territorio afghano e che la formazione delle forze di sicurezza di Karzai è poco più che una farsa; dunque che la missione internazionale è servita a poco.

A essere danneggiata è, innanzitutto, la reputazione degli Stati Uniti, che viene messa per la seconda volta fortemente in dubbio. Dopo le frottole sull’Irak ecco quelle sull’Afghanistan. Chi crederà ancora alla loro parola?

Da notare, a conferma di una tesi sostenuta da tempo su questo blog, che con Obama non è cambiato nulla . Sebbene la Casa Bianca abbia precisato che i file arrivano al 2009 e dunque riguardano l’era Bush, l’attuale amministrazione ha confermato la linea; anzi, come noto, ha incrementati le truppe. E non risulta che la politica di comunicazione sia cambiata. Dunque Obama mente come mentiva il suo predecessore.

 Durante i miei corsi universitari, incentrati sullo spin, evidenzio come sia possibile orientare l’insieme dei media. Sapendo che l’80% delle notizie è di fonte istituzionale, la qualità dell’informazione dipende non solo dai giornalisti, ma innanzitutto dalla correttezza e dalla trasparenza di chi opera all’interno delle istituzioni.

Se il governo o, nel caso specifico, la Casa Bianca e il Pentagono decidono una linea e riescono a imporre una disciplina ai propri funzionari, dunque a evitare fughe di notizie sgradite, riescono a orientare non un giornale, ma l’insieme dei media.

Una delle tesi, provocatorie, che sostengo è che gli scoop siano sovente illusori, in quanto impiantati ad arte da chi detiene il potere. La vicenda di Wikileaks rafforza questa mia convinzione: per sei anni il Pentagono ha nascosto notizie colossali. Non una, ma tante, tantissime; in teoria sarebbe stato facile venirne a conoscenza, perlomeno in parte, considerata anche l’arco di tempo, piuttosto ampio. Invece nessun giornalista, nemmeno d’inchiesta è riuscito a bucare la ferrea disciplina dell’ufficio comunicazione di Pentagono e Casa Bianca. 

Periodo nel quale all’opinione pubblica, americana e internazionale, sono state propinate tantissime frottole.

Come non indignarsi?