Hanno rotto. Ed era inevitabile. Ma ora si apre la partita per il futuro.

Berlusconi nelle ultime settimane sembrava messo all’angolo, tempestato dagli scandali, dalle insinuazioni, dalle polemiche che non riusciva nè a intercettare, nè a prevenire. Ma proprio quando sembrava prossimo al KO,  il Cavaliere è riescito a sorprendere tutti, sgusciando via e riconquistando il centro del rin, come peraltro ha già fatto più volte in passato.

Non c’è dubbio che l’accelerazione improvvisa delle ultime 48 ore abbia colto in contropiede Fini, il quale sperava di continuare a logorare Berlusconi dall’interno del Pdl, fino a eroderne in modo significativo la credibilità. Solo a quel punto avrebbe fondato un nuovo partito, probabilmente con Montezemolo. Il processo era già in corso, visto che i sondaggi davano Berlusconi in calo di ben il 5%. Ora invece il presidente della Camera deve  creare affannosamente una nuova identità politica, contare le truppe, rischiare in proprio, parametrarsi senza ambiguità con il Pd e l’Udc, chiarendo se è ancora nel centrodestra

Il Cav ha tracciato una linea rossa. Di qui c’è lui, di là Fini.

Oggi, indubbiamente, ha vinto. Ma domani?

Secondo Giuliano Ferrara “Berlusconi pagherà un prezzo notevole perché è brutta l’immagine di un leader politico che caccia una persona che dice di pensarla in modo diverso da lui e di voler continuare lealmente a collaborare dentro lo stesso partito. Per Berlusconi sarà sempre più difficile porsi come lo stabilizzatore e il riformatore politico di questo Paese e come “rassembleur”: questa è una scelta che lo condanna di nuovo a un’immagine di forte faziosità e di populismo spinto“.

Io invece penso che in questo modo Berlusconi si sia messo in sintonia con il suo elettorato, che non gli chiede di essere stabilizzatore o “rassembleur”, ma leader vero e che comunque non capiva più Fini.

Le perplessità, semmai, sono di lungo periodo. Il governo beneficiava finora di un’ampia maggioranza, che ora si riduce parecchio, esponendolo a qualche imboscata. Rischia, insomma, di finire come Prodi. La legislatura non è più assicurata.

Lo scenario alternativo è quello di ricorrere alle urne, probabilmente la prossima primavera. Nove-dieci mesi sono tantissimi in politica e la memoria degli elettori corta: le elezioni anticipate potrebbero essere azzardate e, considerato il sistema elettorale in vigore, l’esito non è scontato.

Il terzo scenario è quello del governo istituzionale. Se il Pdl dovesse perdere i pezzi, Fini, il Pd, l’Udc, l’Italia dei Valori potrebbero ricompattarsi e sostenere un esecutivo tecnico guidato da Draghi, ripetendo l’operazione di metà anni Novanta con Dini. In questo caso si voterebbe a fine legislatura e il disegno originario di Fini (e dell’establishment a cui fa riferimento) si realizzerebbe comunque.

Da qui i dubbi: il Cavaliere ha fatto bene i conti? D’altronde, che alternative aveva?

E il  Fini che deve correre da solo, a quale elettorato si rivolge? Quello di Alleanza nazionale non lo apprezza più, quello di sinistra lo apprezza ma non lo vota. I cattolici sono già ben rappresentati. E se invece a sbagliare fosse stato lui?

AGGIORNAMENTO. Il numero dei deputati finiani , ben 33, è più alto del previsto, il che rende la situazione più complicata. Pdl senza finiani + Lega arrivano a 308, ma la maggioranza è a 316. Dunque per sottrarsi a Fini devono imbarcare alcuni partitini minori, come i Liberaldemocratici, i repubblicani e l’Mpa del siciliano Raffaele Lombardo. Non certo una prospettiva esaltante, il Cav rischia di finire come Prodi. Per questo, secondo me, aumentano le probabilità di un voto non più in primavera ma già in autunno.