Innanzitutto, ben ritrovati a tutti. Ho visto che in queste tre settimane molti di voi hanno usato il blog per continuare a dialogare, il che mi fa molto piacere.

Riprendo dall’Iran e da Carlà. Come sapete non ho mai provato molta simpatia per la signora Bruni, ma gli attacchi di cui è stata oggetto recentemente da parte di un giornale iraniano impongono qualche riflessione. Come noto, la signora Sarkozy è stata tacciata di essere una prostituta, una donna immorale e di meritare la condanna a morte. La sua colpa? Aver aggiunto la propria voce alle tante che nelle ultime settimane si sono levate in Occidente, in difesa Sakineh Mohammadi Ashtiani, l’iraniana, oggi 43enne condannata alla pena capitale per adulterio.

Qualcuno potrebbe dire: trattasi di un giornale,  dunque non di una posizione ufficiale. Ma non è così. Khayane non è un quotidiano qualunque, bensì la voce dell’ala ultraconservatrice di un regime che proprio libero non è. E il suo direttore viene nominato dalla Guida Suprema, l’Ayatollah Alì Khamenei. Quando Khayane assume una posizione internazione non è a caso. Dunque l’ala più conservatrice del regime ha voluto provocare la Francia.

Perché?

Teheran sospetta che la campagna per difendere la Ashtiani non sia spontanea, ma guidata da Israele o dagli Stati Uniti. E forse, paradossalmente, non ha torto. La condanna di una presunta adultera, per quanto drammatica, non è eccezionale in un Paese fondamentalista islamico. Tante donne subiscono la stessa sorte. Quando un caso diventa simbolico, spesso è perchè qualcuno ha tentato, di attribuirgli una valenza simbolica.

Un’operazione di spin, riuscita, ma certo, non inusuale. L’informazione è, nell’era della comunicazione globale, un’arma sofisticata ed efficace. Meraviglia che l’Iran non abbia saputo contrastarla. In passato, in circostanze analoghe, aveva saputo reagire meglio. Questa volta, invece, la reazione appare scomposta, inopportuna, fragile.

E rafforza l’impressione, corretta, che  le donne continuano a rappresentare un problema per l’Islam. E’ un tarlo che riemerge sempre, purtroppo anche nei Paesi piú progrediti e che in quelli più conservatori assume connotazioni barbariche.

Kayahn accusa Carla Bruni di «aver avuto in passato relazioni illecite con diverse persone» e questo spiegherebbe il suo impegno per Sakineh. Ovvero: solidarietà tra puttane. Da punire con la morte. Di entrambe. E del buon senso, della dignità, del rispetto.

Un ragionamento astruso, inconsistente, che, sono certo, la maggior parte degli iraniani non convinto.

Esternarlo è una prova non di forza, ma di debolezza, da parte delle élite conservatrici del regime iraniano.

O sbaglio?

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