Usa, Iraq, privatizzazioni. Tutto falso?
Quanti uomini l’America impiega davvero in Iraq? Esattamente il doppio di quanto ammesso. A condizione di conteggiare anche i “contractors” ovvero le guardie, i funzionari, gli addetti, che pur essendo privati lavorano per il governo americano. Il rapporto è di uno a uno. Ovvero: in marzo c’erano 95mila militari e 95mila contractors. Il ritiro annunciato da Obama è, come avrete capito, finto. Restano 50mila soldati e 50mila contractors. Totale: centomila.
Come spiego in questo articolo, da ormai quindici anni, è in corso negli Usa quella che viene presentata come una privatizzazione e uno snellimento delle strutture statali, ma che in realtà genera abusi incredibili e profitti facilissimi e colossali, a vantaggio di certe aziende legate all’establishment di Washington, sia repubblicano che democratico.
I contractors ormai fanno parte integrante del sistema di gestione dello Stato. Un sistema che è stato disegnato non da Bush, ma da Clinton; il quale alla metà degli anni Novanta ha fatto approvare in Congresso una norma che consente a un’agenzia statale di dare in appalto a società esterne servizi di propria competenza, senza concorso e nemmeno notificazioni pubbliche. Trattasi di negoziazioni individuali che sfociano in mandati discrezionali, che restano nell’ombra, come documentato dalla studiosa americana Janine R. Wedel nel saggio «Shadow elite».
Si trattasse di appalti minori, come i servizi di pulizia, questa liberalità potrebbe avere un senso, ma negli ultimi quindici anni il Pentagono ha affidato a ditte esterne gran parte della logistica di supporto e della gestione degli approvvigionamenti, talvolta persino (e mi riferisco alla Cia) la gestione di database con informazioni sensibili nella lotta al terrorismo.
Una norma ideata per migliorare l’efficienza del Moloch statale ha prodotto l’effetto opposto: un’esplosione dei costi e un peggioramento dei servizi. In teoria lo Stato riduce il personale assunto, in realtà trasferisce funzioni pubbliche ai privati che però operano in regime di monopolio e senza efficaci meccanismi di controllo. Il conto lo paga il contribuente.
In Iraq, ma non solo. Il fenomeno è diffuso, riguarda tutti i servizi statali. Inclusa l’intelligence. Alla faccia del mercato, della trasparenza e della libera concorrenza.
Un business colossale di cui, tanto per cambiare, nessuno ne parla. E che tende ad essere esportato anche in altri Paesi. Osservate certe privatizzazioni operate in settori senza vera concorrenza in Italia e in Europa; ad esempio le autostrade. A chi servono se non agli azionisti?
O sbaglio?

Per Massimiliano
Bush declares “End of major combat operations” (May 2003)
The USS Abraham Lincoln returning to port carrying its Mission Accomplished banner
George W. Bush on the Abraham Lincoln wearing a flight suit after landing on the aircraft carrier in a military jet.
Occupation zones in Iraq as of September 2003
On May 1, 2003, Bush landed on the aircraft carrier USS Abraham Lincoln, in a Lockheed S-3 Viking, where he gave a speech announcing the end of major combat operations in the Iraq war.
Bush’s landing was criticized by opponents as an unnecessarily theatrical stunt.
Clearly visible in the background was a banner stating “Mission Accomplished.”
The banner was supplied by request of the United States Navy,was criticized as premature.
The White House subsequently released a statement that the sign and Bush’s visit referred to the initial invasion of Iraq and disputing the claim of theatrics.
The speech itself noted:
“We have difficult work to do in Iraq. We are bringing order to parts of that country that remain dangerous.”
Gentile Sonia, la II guerra del Golfo è iniziata il 20 marzo 2003 e il 1° maggio 2003 il presidente Bush ha decretato la fine delle operazioni militari in Iraq, e la conseguente fine della guerra tra le forze della coalizione e lo stesso Iraq. Quella che è succeduta poi è stata ed è tutt’ ora guerriglia.
massimiliano Scrive: settembre 4th, 2010 at 7:20 pm
“Vorrei dire qualcosa anche io sull’ argomento. Il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama ha decretato la fine della guerra in Iraq dopo che la stessa cosa fece il suo predecessore George Bush jr. qualche anno prima”
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Mi deve rinfrescare la memoria, io non ricordo che G.W.Bush abbia decretato la fine del conflitto in Iraq.
Al contrario, Bush inizio’ il “Surge” sotto il comando del Generale David Petreaus.
Il Presidente Obama, allora senatore, voto’ contro il Surge, cosi’ pure Harry Reid e diversi democratici.
“Surge” che ebbe successo.
Obama sta usando la medesima strategia in Afghanistan sotto il comando dello stesso Generale David Petreaus.
Le 50’000 truppe non sono in combattimento, a meno che non sia necessario, sono rimaste per appoggiare ed addestrare i militari Iracheni affinche’ possano prendersi la responsabilita’ di difendere la propria nazione.
I contrattori civili c’erano gia’, sono addetti a logistica, ricostruzione e naturalmente a “rubare” il petrolio, come appare che sia l’opinione di questo forum.
Non e’ una vittoria, e’ una fase fragile di questo conflitto.
Purtroppo il Governo Iracheno non e’ ancora stabilizzato, e ci sono molti attacchi verso i cadetti e la polizia Irachena, causando altre morti fra la popolazione civile.
Sono stata assente per un po’ e’ il mio nome non c’e’ piu’….
Cattivoni!
C’e’ parecchio su cui non sono d’accordo, uno e’ che i militari non sanno fare altro che premere il grilletto.
Una gioventu’ perduta riempira’ le strade di sfaccendati e gli ospedali psichiatrici di irrecuperabili.
Mio nipote e mio cugino hanno servito in Iraq, e stanno bene, di salute e di mente.
Diversi dei loro commilitoni hanno servito 3-4 turni.
Il rientro dal Vietnam, un conflitto non perso, il ritiro e’ stato dovuto al congresso che ha tagliato i fondi.
Ed anche l’opinione pubblica contraria.
Buona sera….
Buona sera a tutti. Vorrei dire qualcosa anche io sull’ argomento. Il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama ha decretato la fine della guerra in Iraq dopo che la stessa cosa fece il suo predecessore George Bush jr. qualche anno prima. C’ è qualcosa che non torna. Sempre lo stesso Presidente Obama ha decretato il ritiro dell’ esercito USA causa la fine della guerra di cui sopra. Però lascia nel paese 50.000 soldati e 50.000 contractors. Ma se la guerra è finita perchè lasciare i soldati? Anche in questo caso c’ è qualcosa che non torna. Secondo me sotto c’ è la classica “gabola” e cioè la voglia di tenere sotto controllo il mercato del petrolio iracheno che serve agli USA, ma non solo a loro, per la sopravvivenza delle economie che attualmente sono asfittiche per la crisi economica imperante. Per questo ci sono i contractors. A oriente invece c’ è un paese che ha tutte le capacità per potere invadere l’ Iraq e mi riferisco all’ Iran che se tutto va bene tra poco, aiutato dai russi, può detenere la bomba atomica. Ecco il motivo ufficioso per mantenere 50.000 soldati armati di tutto punto nel paese ( quello ufficiale è l’ addestramento dell’ esercito iracheno). In caso di venti di guerra i soldati possono essere usati come deterrente in funzione di un non tanto ipotetico attacco iraniano ma possono essere anche la prima muraglia dove si infrangerebbero le truppe dei pasdaran nel caso di una guerra vera e propria. Ecco allora che decretare la fine della guerra in un paese non pacificato può essere usata come fumo negli occhi per quei pseudodittatori come il presidente iraniano o tutti gli ayatoallah di quel paese. Posso sbagliarmi ma non credo.Per quanto riguarda le privatizzazioni fatte dai vari presidenti americani negli ultimi vent’ anni che dire. Guardiamo la pagliuzza negli occhi degli altri e non vediamo la trave nei nostri. Chi si ricorda come sono state fatte le pseudoprivatizzazioni italiane? Ci ricordiamo di Telecom Italia?
Per chiudere: caro Foa, è un piacere discutere sul suo blog. Ho trovato modo di esporre le mie idee che possono non piacere ma che vengono comunque ascoltate e discusse. I suoi post, anche se non piacciono, vengono comunque giudicati da persone libere, che giudicano anche i propri governanti in libere elezioni. Cosa che in tantissimi paesi del mondo non possono fare. Non c’ è bisogno che dica quali sono questi paesi non le pare?
Bè, non è una novità.
Questi contractors, che cosa sono d’altro se non una forma privata di protezione per chi ha degli interessi in Iraq?
Quali interessi è facile immaginarlo.
Petrolio, ricostruzione del paese e banche per il movimento del profitto.
Insomma, un affarone.
Diffidare da chi vuole presentare una guerra “giusta” per una “giusta” causa.
C’è sempre del losco dietro.
In Iraq ora ci si soprprende che sia diventato il terzo paese dopo Cina e Iran per esecuzioni capitali…li fanno ballare da una corda come fù per Saddam… per capirci.
Ma di un paese che è entrato “finalmente” nell’abbraccio della democrazia occidentale è meglio forse tacere certe nefandezze.
Certo che dare l’idea di privatizzare, piazzare i propri uomini al posto giusto per i propri fini ed essere finanziati ancora dai cittadini che pagano le tasse…è una signora idea.
Chissà come vengono pagati bene quelli che hanno queste idee…chissà quanti panfili hanno…quante belle macchine, quante belle donne(puttane)…attorno.
Che bello sapere che il mondo è gestito da piccoli uomini idioti.
Buongiorno Colzani, non è il diavolo che scrive.
Cordialmente,Ambrogio
Marcello ha fatto bene ad eliminare quella storia delle preferenze.grazie.
Il concetto di libertà, da cui liberismo, liberalismo, ecc., è un concetto, come capita spesso per altri, in realtà molto mobile ed ognuno lo utilizza come il formagggio sui maccheroni.
In particolare in quest’epoca è tornato ad essere di gran moda e spesso vine utilizzato per ammantare di beltà, nefandezze estreme, perpetrate a danno ed in nome del popolo sovrano, che sovrano non è affatto.
Nel mio pensiero, in generale – poi il beneficio di valutare caso per caso -, una politica è liberista quando permette di aumentare le pari opportunità per tutti di entrare nel mercato per i più, perseguendo quell’orizzonte di concorrenza perfetta(qui concordo pienamente con Marcello Foa politiche liberiste a tutt’oggi ve ne sono state poche).
Aggiungo, la storia insegna, che la “sclerosi economica” dei paesi ad economia pianificata si è manifestata in modo drammatico quando dalle grandi unità industriali utilizzate per la produzione di beni qualitativamente omogenei, è divenuto necessario passare a medie, piccole e micro unità produttive dove lo spirito di iniziativa e la creatività divengono indispensabili.
Qui il valore del concetto di liberismo, di pari opportunità, di libera concorrenza, necessari certo per attivare processi di efficienza, ma soprattutto indispensabili per stimolare la migliore creatività di ogni singolo umano.
Qui il limite dell’ultraliberismo o iper-capitalismo, che con il suo modello di concentrazione diviene un modello sempre più vicino all’economia pianificata e al servizio dei pochi sempre più lontano dagli interessi dei più.
In quest’idea lo Stato come regolatore equilibrato degli interessi generali( non come proprietario dei mezzi di produzione) esiste ed è attivo, ossia conserva e gestisce al meglio, perchè sottoposto a costante verifica – da parte terza che risponde al popolo -, quei beni e servizi di comune interesse e avvia politiche di redistribuzione fiscali e non solo (meritocratiche per esempio) atte a creare sempre nuova linfa e far emergere il meglio di ognuno a vantaggio di tutti.
Cordialmente Cosimo Quarta
Sono 20 anni che dura la guerra in Iraq. Meglio dire subito che le riserve petrolifere dell’ Iraq sono pari ad un decimo di quelle mondiali ed ammontano a 120- 150 miliardi di barili di petrolio che è il petrolio a più basso costo di estrazione del mondo. La guerra è cominciata negli anni 90 con Bush George padre . 20 anni di guerra che vengono spacciati dai media come rimedio alla dittatura e per portare la democrazia in Iraq . L’ unica cosa certa sono i morti irakeni, oltre un milione e i morti americani circa 5.000, più quarantamila feriti, oltre i costi stimati dal premio nobel dell’ economia Joseph Stiglitz in 3.000 miliardi di dollari , ma secondo altri calcoli sono maggiori, almeno il doppio.
Insomma invece della democrazia , spacciata dai media in Iraq, si è portata la disperazione. Ora in Iraq non c’è l’ energia elettrica se non qualche ora del giorno e non c’è l’ acqua potabile. E in queste condizioni ovvio che scoppiano epidemie che procurano ulteriori morti.
Gli stati uniti per non finire sotto processo per crimini di guerra hanno acconsentito che il bottino pozzi venisse spartito in più paesi : Stati Uniti, Gran Bretagna,Francia, Russia, Malesia, Cina, Italia.
Insomma sul palcoscenico ancora troneggiano,comandano e dettano legge, i 1780 pozzi di petrolio dell’ Iraq con il loro tesoro da sfruttare di circa 12.000-20.000 miliardi di dollari a seconda del prezzo del barile. Le armi di distruzione di massa di Saddam ? Una balla colossale ! Conseguenze per avere scatenato una guerra fondata su falsità programmate a tavolino per depredare un paese Appunto conseguenze zero . La Imbelle Europa ha colpe gravissime per avere acconsentito e messo a tacere una carneficina programmata mettendosi pero’ in tasca un bel po di pozzi di petrolio alla faccia dei diritti umani.
Ho fatto rimuovere i pulsanti di valutazione dei commenti….
Grazie a tutti, come sempre.
Ringrazio in particolare Alberto, Diego perna, colzani e Iris per l’apprezzamento.Altri lettori hanno espresso riserve sul “pollice”, vedrò cosa si può fare.
Caro Erpigna, come sa io apprezzo e incoraggio il dissenso, innanzitutto nei miei confronti, però non riesco a capire che cosa mi rimprovera in particolare.
A Cosimo Quarta, come sempre molto equilibrato, dico: e se ci fossimo sbagliati tutti? Ovvero: siamo proprio certi che quelle attuate finora siano state politiche liberiste? A me sembra che di liberalizzazioni autenriche ce ne siano state poche, mentre da tempo si assiste a un colossale trasferimento di risorse a una ristretta lite, come dimostro nell’articolo.
Caro Silvio, la citazione di Bernays è azzeccatissima. E’ il padre dello spin e a lui dedico alcune pagine nel mio saggio “Gli stregoni della notizia”.
Marcello Foa parla spesso di spin (aggiungo: “Come arma micidiale delle classi dominanti al potere per irretire e plagiare le masse”).
A mio avviso, il progenitore dello spin è stato indubbiamente l’elitario Edward Bernays (nipote americano di Sigmund Freud) che, nel suo libro Propaganda (pubblicato nel 1928) scrisse:
«La manipolazione intelligente delle abitudini organizzate e delle opinioni delle masse è un elemento importante nella società democratica… i manipolatori costituiscono un governo invisibile che è il vero potere dominante nel nostro Paese …»
Compito dei manipolatori è quello di creare le “false realities”, dette anche “news events”.
New evemts o false realtà come quella mostrata dai telegiornali, relativa alle immagini delle ultime truppe da combattimento statunitensi che hanno lasciato l’Iraq, attraversando la frontiera del Kuwait.
Ma non è vero! Ed ha ragione Marcello Foa a sottolinearlo.
Si tratta di false realtà create dai manipolatori .
False realtè che oscurano la realtà vera dei 50 mila soldati che continueranno ad operare da 94 basi irachene, unitamente a 100 mila contractors (con grande godimento degli azionisti privati di Halliburton, Blackwater, KBR, Arbusto, Interiors Lifeport e così via elencando, che si sono arricchiti a dismisura speculando sulle tragedie umane e sul sangue versato dagli innocenti).
False realtà che nascondono la realtà vera che i costi delle guerre in Iraq ed Afghanistan sono stati sinora pari a 1090 miliardi di dollari (senza contare le perdite in vite umane ed i costi futuri, come ad esempio le cure mediche per i soldati ed i veterani feriti in guerra ed il pagamento degli interessi sul debito nazionale Usa, essendo state tali guerre deficit-finanziate).
False realtà che potrebbero celare (se è vero quel che scrive William Blum in “The Anti-Empire Report”) la realtà di “un popolo come quello iracheno che ha perso tutto – le case, le scuole, l’ energia elettrica, l’acqua pulita, il loro ambiente, i loro quartieri, le loro moschee, i loro archeologia, il lavoro, le loro carriere, i loro professionisti, le loro imprese statali, la loro salute fisica e mentale, la loro assistenza sanitaria, il loro stato sociale, i loro diritti, la loro tolleranza religiosa, la loro sicurezza, i loro figli, i loro genitori, il loro passato, il loro presente, il loro futuro … mentre l’aria, il suolo, l’acqua, il sangue ed i geni sono intrisi di uranio impoverito che genera i difetti di nascita più terribili …”.
False realtà che occultano due innegabili verità:
1) La guerra in Iraq è stata dichiarata per porre sotto controllo americano il petrolio iracheno.
2) La guerra in Afghanistan è stata dichiarata per porre sotto controllo occidentale le vie di snodo energetico dell’Asia.
Dire ciò sarebbe parlar chiaro.
Ma non accadrà mai. Perché equivarrebbe ad ammettere che il vizio del colonialismo è ancora imperante.
Per i manipolatori nostrani, è meglio invece ricoprire le nostre pudende sotto la foglia di fico dei “grandi ideali”.
E la tragica farsa continua….
per quel poco che ricordo di aver studiato a scuola mi sono rimaste impresse in economia due cose: la legge della domanda e dell’offerta ed il punto di crisi (già Dante in altri versi, disse “chi troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente”. intorno a queste due leggi naturali gira tutta l’economia, con le differenziazioni create dalla atipicità degli individui. il resto è solo pragmatismo che ci porta anche a sbagliare in tutte le direzioni. Ergo, il momno è girato sempre così, dai Sumeri ad oggi. e non cambierà.
anch’io come molti lettori apprezzo il gran lavoro svolto dall’ospite del quale vediamo solo una parte. Non voglio prendere le difese di nessuno ma un articolo come questo non ti fa “guadagnare la pagnotta”.
tornando al post sottoscrivo i dubbi di Foa e mi sembra che un macigno che cadde nella pozza iraqena e non provocò onde fu la segretissima trasformazione della Blackwater in Xe, così come gli intrecci tra Carlyle/Bush/Rothschild o le ancorpiù contraddittorie relazioni famigliari tra i Bush ed i Laden!
Quanto riportato da Alberto fa accapponare la pelle il solo pensiero: se questa è la democrazia che esportiamo non oso pensare quale democrazia esporteranno i cinesi quando diverranno la supremazia dominante.
Immaginiamo quale democrazia gli iraniani vogliono esportare nelle nostre case! brrrrr
cordialmente
Seguo questo blog con interesse anche se intervengo di rado. Marcello Foa è un ottimo giornalista da cui è difficile dissentire.Però questa volta dissento da lui in merito all’introduzione del “pollice verso” nel rating dei commenti. E’ un accorgimento che contrasta lo spirito liberale di rispetto verso le opinioni degli altri che non sono condivise. Chi non è d’accordo batte sulla tastiera le ragioni del suo dissenso. Non gli deve essere consentito di sparare alle spalle come un killer appostato dietro un muretto a secco. Temo inoltre che il “pollice verso” scoraggi chi deve pubblicare scomode verità non sempre comprensibili da tutti, danneggiando la vitalità di questo blog.
nulla di nuovo sotto il sole. lo diceva già la Bibbia. Sig. Foa, perchè tira fuori queste cose? in nome di che? della democrazia? tutto alla luce del sole? ma lo dovrebbero fare anche i paesi mussulmani, i cinesi,( metà della popolazione mondiale) ormai non crediamo più a quello che si dice. vediamo solo i fatti. ad esempio: i poveri in Italia? dove sono e quanti , quelli che muoiono per strada per la fame? mamio vedo quelli che vanno in villeggiatura, al mare, in montagna, alle Seychelles, le 36 milioni di macchine che vanno in giro. queste cose le vediamo tutti. i 200.000 mila precari che da 25-30 anni lavorano che tipo di precarti sono? ai miei tempi (73 anni) si chiamavano supplenti e non si faceva tutto questo casino . Non ho ancora capito se lei è un uomo di sinistra o un destrorso camuffato, oppure deve solo guadagnarsi la pagnotta. Non mi piacciono più i suoi commenti.
ARRIVANO GLI ESERCITI PROFESSIONISTI
………..UN “FRANCISE” NATO PER LE CONQUISTE……….
Per quanto riguarda l’Italia, sara’, per esempio, piu’ importante difendersi con un esercito di professionisti oppure con un esercito di cittadini? Ricordiamo che gli eserciti professionisti persero piu’ guerre di quelle sostenute dagli “eserciti dei cittadini”. Tanto per chiarire, l’esercito cittadino viene qui rappresentato, metaforicamente, dalla ferrea volonta’ di resistenza votata al sacrificio con cui un popolo agredito si difende. Napoleone perse contro l’esercito cittadino Russo, malgrado quei cittadini fossero al limite della sopravvivenza. Essi, assieme “all’inverno”, fecero “muro” contro il quale l’esercito straniero formato da esperti soldati, si sfracello’. Hitler perse la guerra contro la Russia comunista perche’ i cittadini (russi) non solo non collaborarono con gl’invasori ma, votati al sacrificio distrussero le loro case, le loro riserve alimentari, lasciando dietro di loro terre spoglie di ogni possibile attrezzztura e cibo. In Ungheria fu l’esercito cittadino, che armato dalla volonta’ ferrea di riacquistare la liberta’ sfratto’ il comunismo che era spalleggiato dall’esercito russo. Nella prima guerra mondiale una moltitudine di giovani volontari italiani volle far parte dell’Esercito Reale facendo barriera al Piave. In Vietnam i cittadini diedero scacco matto alla piu’ organizzata e ben armata potenza del mondo occidentale. Lasciamo quindi gli eserciti esclusivamente formati da professionisti a chi di essi ne fece una “francise” e teniamo i nostri cittadini come “custodi” di casa. I sopracitati esempi, suggeriscono che fu un errore quello di eliminare il temporaneo servizio militare obligatorio, che oltre a tenere i cittadini al corrente sulle nuove possibilita’ di difesa, dava ai giovani il senso della disciplina e l’orgoglio di essere, oltre che cittadini, anche i custodi dei propri costumi e della sicurezza nazionale. Il dilagare degli eserciti professionisti suggerisce che certe nazioni preferiscono prepararsi piu’ per possibili future conquiste piuttosto che per la difesa del territorio nazionale. Ma non e’ tutto. C’e’ anche il fatto che in periodo di crisi economica l’armiamoci e partite e’ molto comodo e risolve, al momento, il problema della occupazione, mentre si spera che la patata calda del rimpatrio di regimenti d’uomini la cui sola cultura e’ quella di saper premere il grilletto possa passare alle mani d’altri. Una gioventu’ perduta riempira’ le strade di sfacendati e gli ospedali psichiatrici di irrecuperabili.
Esempi furono il rientro dal Vetnam, dall’Iraq di Saddan Hussein, dall’Afganistan Russo come anche dall’Angola il rientro di 30 000 militari cubani causo’ la crisi dell’occupazione a Cuba. En fin, Bush ha lasciato un erede che per i peccati d’altri non avra’ vita facile. Grazie
“Morto il re, viva il re” o ancora” Perchè tutto rimanga com’è”
Estrapolando solo l’aspetto economico, qualche riflessione.
Mentre nelle scienze sperimentali è costante preoccupazione degli studiosi verificare empiricamente i loro modelli, nelle scienze sociali ed in particolare in economia una simile preoccupazione è l’eccezione.
Ciò dipende solo limitatamente dal fatto che non possono esserci laboratori, molto invece dipende dalle caratteristiche assunte di volta in volta dalla “teoria dominante” che privilegia ragionamenti assiomatici.
Succede così che si passi da un eccesso ad un altro.
Cosi’, con molta superficialità nell’analisi di un contesto in continuo movimento, si applica la teoria economica dominante, in funzione soprattutto del fallimento dell’altra.
Ne deriva che, con riferimento solo all’ultimo periodo, imploso per sclerosi economica nel 1989 il modello dei regimi che si richiamavano al marxismo; constatato che l’intervento statale, anche per l’influenza di Keynes, nei paesi sviluppati è andato troppo oltre.
Si è gettato via tutto e si è passati a modelli “ultraliberistici” ( a solo titolo d’esempio: monetarismo e modello delle apsettative razionali- perfetti nel rigore logico) che oggi, in particolare con l’emergere dell’ultima crisi che al contrario delle precedenti tocca noi occidentali molto più da vicino, evidenzia i tanti eccessi di segno opposto.
Conoscenza e azione sono con buona probabilità i termini indispensabili in ogni ramo della cultura, ma nel caso particolare della scienza economica, questi si legano a doppio filo con l’agire politico e date le debolezze umane , è bene siano attivati meccanismni di valutazione e controlli stringenti per evitare o almeno limitare che l’interesse pubblico divenga, con continuo abuso, la prateria per interessi privati incontrollabili (in piedi, fra l’altro, sotto ogni bandiera).
Cordialmente Cosimo Quarta
Egr. Dott. Foa, l’unico Suo difetto è che scriva per Il Giornale, per il resto è un’ottimo giornalista.
Cordiali saluti, grazie per i suoi post, (quasi per tutti)
Egregio Dottor Foa, lei scrive cose che non tutti hanno il coraggio di scrivere, per questo lei è una delle firme che seguo di più de “Il Giornale”.
In questo caso mi ritornano in mente le parole del braccio destro di Saddam Hussein, Tareq Aziz: “Hanno lasciato il mio Paese in mano ai lupi”. Credo sia difficile dargli torto; anche considerando che i cristiani da 800’000 sono ormai 200’000 tra fughe spontanee, esilii forzati, minacce e purghe spontanee.
Lo scenario in Iraq è peggiorato molto, e questo “dettaglio” che Lei porta alla nostra attenzione è solo la punta dell’iceberg.
Non resta che sperare in un possibile orientamento laico e nazionale di alcuni partiti di area sunnita. Io sono un po’ pessimista però…