Quanti uomini l’America impiega  davvero in Iraq? Esattamente il doppio di quanto ammesso. A condizione di conteggiare anche i “contractors” ovvero le guardie, i funzionari, gli addetti, che pur essendo privati lavorano per il governo americano. Il rapporto è di uno a uno. Ovvero: in marzo c’erano 95mila militari e 95mila contractors. Il ritiro annunciato da Obama è, come avrete capito, finto. Restano 50mila soldati e 50mila contractors. Totale: centomila.

Come spiego in questo articolo, da ormai quindici anni, è in corso negli Usa quella che viene presentata come una privatizzazione e uno snellimento delle strutture statali, ma che in realtà genera abusi incredibili e profitti facilissimi e colossali, a vantaggio di certe aziende legate all’establishment di Washington, sia repubblicano che democratico.

I contractors ormai fanno parte integrante del sistema di gestione dello Stato. Un sistema che è stato disegnato non da Bush, ma da Clinton; il quale alla metà degli anni Novanta ha fatto approvare in Congresso una norma che consente a un’agenzia statale di dare in appalto a società esterne servizi di propria competenza, senza concorso e nemmeno notificazioni pubbliche. Trattasi di negoziazioni individuali che sfociano in mandati discrezionali, che restano nell’ombra, come documentato dalla studiosa americana Janine R. Wedel nel saggio «Shadow elite».
Si trattasse di appalti minori, come i servizi di pulizia, questa liberalità potrebbe avere un senso, ma negli ultimi quindici anni il Pentagono ha affidato a ditte esterne gran parte della logistica di supporto e della gestione degli approvvigionamenti, talvolta persino (e mi riferisco alla Cia) la gestione di database con informazioni sensibili nella lotta al terrorismo.

Una norma ideata per migliorare l’efficienza del Moloch statale ha prodotto l’effetto opposto: un’esplosione dei costi e un peggioramento dei servizi. In teoria lo Stato riduce il personale assunto, in realtà trasferisce funzioni pubbliche ai privati che però operano in regime di monopolio e senza efficaci meccanismi di controllo. Il conto lo paga il contribuente.

In Iraq, ma non solo. Il fenomeno è diffuso, riguarda tutti i servizi statali. Inclusa l’intelligence. Alla faccia del mercato, della trasparenza e della libera concorrenza.

Un business colossale di cui, tanto per cambiare, nessuno ne parla. E che tende ad essere esportato anche in altri Paesi. Osservate certe privatizzazioni operate in settori senza vera concorrenza in Italia e in Europa; ad esempio le autostrade. A chi servono se non agli azionisti?

O sbaglio?

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