Profumo se n’è andato. E sia. Lasciamo perdere i retroscena sul suo allontanamento e concentriamoci sui fatti che sono i seguenti.

Unicredit nel 2007 ha macinato utili per 6,5 miliardi, nel 2008 per 4, l’anno scorso ha chiuso con 1,7, e nel primo semestre di quest’anno i milioni sono 669.

- Profumo ha trasformato Unicredit in un gigante. dal 1997 al 2005, l’allora Ad del Credito Italiano ha acquistato oltre 100 banche, poi nel 2005 il grande salto internazionale: UniCredit annunciò l’Opa sulla banca tedesca HypoVereinsbank AG (HVB-Group), che portò alle OPA a cascata su Bank Austria CreditanstaltBPH (controllate da HVB). Poi espansione in Polonia, in Croazia. nel 2007 fusione con Capitalia.

- Oggi è un gruppo presente in 22 paesi, con 29,7 milioni di clienti e 160mila dipendenti sparsi in Europa. In apparenza un successo, ma la realtà è ben diversa. Acquistando Hvb Profumo non ha comprato una grande banca tedesca, ma un istituto zeppo di titoli tossici (suprime e affini), troppo esposto sul mercato immobiliare, come peraltro, se non erro, anche le sue banche nell’Europa dell’est.

Ovvero: da manager non ha saputo valutare bene la banca che comprava.

Qualcuno tenta di giustificarlo osservano che la crisi del 2008 ha rovinato i suoi piani. Vero, però è altresì vero che se Hvb non fosse stata così esposta, Unicredit non avrebbe sofferto come sappiamo.

Esaminando l’andamento del titolo in Borsa il risultato è sconfortante. Se cliccate  qui selezionando il grafico a 5 anni, vi accorgerete che il titolo oggi vale circa 1,8 euro, dunque 4 volte meno rispetto al massimo storico di 7,5 toccato nell’estate del 2008, ma anche rimettendo le lancette ancora più indietro al 2005 la performance resta ampiamente negativa: allora valeva 4,5 euro.

Pochi giorni fa la stessa Unicredit ammetteva di “essere sotto pressione sul versante della profittabilità e dell’efficienza“, al punto di dover annunciare ben 4700 esuberi. Grande gruppo sì, ma tutt’altro che brillante; anzi in costante difficoltà, al punto di dover aumentare il capitale e spalancare le porte ai libici,

Dunque Profumo ha fallito.

E allora mi chiedo: è giusto che ottenga una liquidazione da 40 milioni di euro? Quaranta milioni di euro sono il premio a un manager che esce trionfando, mentre normalmente chi sbaglia dovrebbe risponderne personalmente e uscire alla chetichella con la liquidazione minima. Ma in questo capitalismo i supermanager alla Profumo non pagano mai. Vincono soltanto. Cadono eppure riescono ad arricchirsi.

Anzi: magari fanno anche carriera politica. Secondo alcune voci dall’interno del Pd, rilanciate gioiosamente da Repubblica, Profumo potrebbe essere il “Papa nero” ovvero il leader a sorpresa in grado di battere Berlusconi. Tanto per chiarire da che parte sta una certa sinistra.

O sbaglio?

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