Il direttore di Libero ed ex direttore de il Giornale, Maurizio Belpietro, è stato oggetto di un attentato ieri notte a Milano. Vicenda seria e molto preoccupante, come si deduce da questo articolo del mio collega Gabriele Villa. Non si tratta infatti del gesto di uno squilibrato né della provocazione audace di qualche testa calda, ma di un’azione terroristica. Stile Brigate Rosse, in un’epoca in cui si supponeva che le Br fossero sparite.

E invece, purtroppo, non è così. E’ presto per giungere a conclusioni affrettate, ma il clima politico degli ultimi tempi ricorda pericolosamente quello degli anni Settanta, in un crescendo: statuette tirate in faccia, petardi lanciati contro sindacalisti ora un attentato con la pistola.

E’ sconcertante che in un Paese democratico da 65 anni, un giornalista debba rischiare la vita per difendere le proprie idee politiche. Di più: è inaccettabile.

E forse è il caso di porsi qualche domanda scomoda. Ad esempio: perché la violenza politica, da qualche anno, è solo di sinistra?

E chiederci se una certa politica e un certo giornalismo, basati sull’insulto e sulla fomentazione degli istinti più bassi del pubblico, abbiano superato la linea rossa, creando un terreno fertile per l’estremismo più bieco e distruttivo. Il mio sospetto è che il clima degli ultimi due anni e un innegabile disagio sociale in certe fasce della popolazione, abbiano reso più facile, più fertile  il reclutamento di nuovi terroristi e rimotivato le Br.

Sono certo che, apprendendo la notizia, qualcuno, a sinistra, tra sè e sè, avrà pensato, sghignazzando: peccato che l’attentato sia fallito. E magari lo scriverà anche su un blog o aprirà pagine anonime su Facebook. Forte di un anonimato che spinge alla violenza, all’insulto gratuito. Tanto chi ci rimette la faccia e talvolta anche la pelle sono altri.

Fermiamoci, fermiamo questa che è la peggiore Italia.

Solidarietà a Belpietro, senza sè e senza ma.  Sarebbe necessario anche dalla sinistra più estrema e populista.

Ma forse mi illudo…

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