L’ho scritto e lo ribadisco: un blog, se gestito correttamente,  arricchisce un giornalista, gli  apre orizzonti, fonti, contatti. Il Cuore del mondo esiste ormai da tre anni e ho il privilegio di poter contare su dei blogger di notevole livello. La mia non è una ruffianata nei vostri confronti: basta scorrere i commenti per accorgersi che il livello è alto e il confronto, per quanto vivace, molto civile.

Più di una volta mi avete fornito spunti per nuovi post, nuove letture o per articoli sul Giornale. Come per il mio ultimo pezzo, uscito questa mattina, che “devo” a uno dei partecipanti più assidui di questo blog, Colzani: qualche giorno fa mi segnalò una notizia passata inosservata sui grandi media, ma molto significativa. L’ho letta, verificata e l’ho scritta. E ora, naturalmente, ringrazio Colzani.

Come potete leggere qui in America ora…. si può comprare un giudice. E non è uno scherzo. Da sempre procuratori generali e giudici nei singoli Stati vengono eletti dai cittadini, ma fino a ieri esistevano norme che, per quanto non del tutto efficaci, limitavano i contributi dei privati per le loro campagne elettorali. Una sentenza della Corte suprema ha abolito i limiti ai finanzimenti elettorali. Dunque, una grande società potrà versare centinaia di migliaia o anche milioni di dollari per sostenere un giudice o un procuratore generale a lei gradito. Con quali conseguenze è fin troppo facile immaginare.

Purtroppo la democrazia americana da una ventina d’anni subisce continue pericolose erosioni della sua fondamenta. Meccanismi elaborati in oltre due secoli per rafforzare check and balances vengono svuotati. Resta la facciata, ma i contenuti cambiano, in peggio.

Potere delle lobby che tengono in pugno governo e Congresso, abusi della Federal Reserve, impotenza delle commissioni e dei meccanismi di controllo, impunità di Wall Street, ora una Giustizia che il Big business può comprare legalmente.

Ma che America è mai questa?

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