Un collega di Avvenire, Antonio Maria Mira, ha avuto un’idea semplice e brillante: è tornato a Rosarno. Ricordate? E’ il paese calabrese dove scoppiò la rivolta degli immigrati contro l’ignobile sfruttamento a cui erano sottoposti. Ci furono polemiche e le autorità assicurarono: mai più! Ebbene, tutto è tornato come prima: gli immigrati sono pagati pochissimo, malnutriti, costretti a vivere nelle baracche.

Purtroppo non possiamo nemmeno stupircene: il Paese è fatto così, con una tendenza particolarmente accentuata al sud. Ci si accorge di certi problemi quando i media ne parlano, per qualche giorno si prendono delle precauzioni, ma poi tutto torna come prima. L’anno scorso a Rosarno tutti sapevano cosa accadeva e lo sanno anche adesso. Ma nessuno interviene. Prevalgono il fatalismo e la rassegnazione…

Un Paese dove, peraltro a dispetto della crisi e della disoccupazione, gli immigrati continuano ad arrivare, come dimostrato dagli ultimi dati Caritas. Vengono qui e non trovano lavoro. Un Paese dove continuano a mancare sia i controlli (a proposito: che fine ha fatto la legge contro gli affitti ai clandestini? E’ in vigore, ma solo sulla carta…), sia una politica efficace d’integrazione.

Un Paese che se ne infischia del futuro e della collettività, nell’illusione che a pagare siano sempre e solo gli altri.

O no?

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