Lo confesso: la lettura dei giornali italiani su Obama sulle elezioni di Mid Term è stata avvilente. Tantissimi luoghi comuni, spazi spropositati a un avvenimento il cui esito è risultato scontatissimo, analisi a capocchia, soprattutto sul movimento dei Tea Party, che in realtà quasi nessuno si è preso la briga di conoscere, rifugiandosi in valutazioni orecchiate senza verifica sul terreno.

Ci è persino toccato leggere un’intervista a Giuliano Amato dal titolo, tenetevi forte: “Obama ritorni a parlare al cuore degli americani“. Molti commentatori nostrani continuano a considerare Obama un “sognatore” costretto, naturalmente, “a fare i conti con la realtà“. C’è chi annuncia una “svolta al centro“, come se fosse stato fino ad oggi un estremista e chi prevede che “l’America si chiuderà su se stessa” (ma quando mai?).

Quasi nessuno è riuscito ad andare oltre la retorica, a scavare nella realtà di un Paese e di un mondo politico ben diverso da come viene descritto dai media. E negli ultimi due anni a descrivere Obama per quello che è davvero, un uomo la cui natura e il cui carisma non corrispondono all’immagine proiettata dalla propaganda elettorale e assorbita acriticamente dalla stampa.

Così si passa da un eccesso all’altro: tutti a incensarlo prima, tutti a narrare l'”ora più amara” del presidente, in un diluvio di banalità. Rigorosamente in gregge. Com’è d’uso nella stampa italiana, dove prevalgono sempre le logiche di gruppo e, non appena si esce dall’orticello della politica italiana, uno sconsolante conformismo ideologico. Tutti a ripetere lo stesso mantra, sull’America, sulla globalizzazione, sull’Unione europea, sulle “riforme strutturali”, eccetera eccetera

Ancora una volta: meglio aver torto in tanti, che ragione da soli.

O sbaglio?

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