Del Giornale del mio maestro Indro Montanelli mi piacevano da un lato l’anticonformismo ideologico in un’epoca in cui tutti gli intellettuali andavano a sinistra, dall’altro la capacità di essere autenticamente, splendidamente umano e altruista anche in questo caso controcorrente, smentendo il luogo comune, anche quello di sinistra, secondo cui la destra era cinica, spietata, egocentrica. Rileggetevi gli elzeviri di Pampaloni, Arpino, Carlo Laurenzi, i racconti di Dino Buzzati, che partecipò alla fondazione del Giornale, prima che la malattia lo portasse via, i reportage di Egisto Corradi, la saga familiare di Giorgio Torelli, i ritratti dello stesso Montanelli: tramandano la sensibilità di un mondo che, pur essendo borghese, sapeva essere sensibile e generoso. E sapeva riconoscere e valorizzare la grandezza dell’uomo nei singoli episodi della vita.

Questa mattina, leggendo il Giornale, mi è sembrato di tornare indietro di vent’anni. In prima pagina infatti è pubblicata la lettera di due genitori alla figlia sedicenne in un momento molto particolare della loro vita familiare. Leggetela, ne vale la pena. Mi sono commosso: questa è l’Italia migliore, dignitosa nelle difficoltà, autentica nei sentimenti, solida nei principi senza essere moralista o bacchettona.

L’Italia per cui vale la pena continuare a battersi.

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