Qualche tempo fa ho recensito sul Giornale un libro Shadow Elite, L’Elite Ombra, nel quale l’autrice, Janine Wedel, dimostrava come il vero potere venga esercitato negli Usa dalle reti flessibili ovvero da centri di potere a cavallo tra pubblico e privato, che a parole si dicono liberali, in realtà sono monopolisti e prosperano alle spalle dello Stato.

Uno dei punti cruciali di quel sistema, di cui parlammo anche sul blog, è rappresentato dal business dei mandati. Un ente statale può dare in appalto a società esterne servizi di propria competenza, senza pubblico concorso. Sono mandati discrezionali, spesso di lungo periodo, monopolistici, di cui il pubblico non è consapevole e che si risolvono in colossali sprechi con un’esplosione di costi.
Il sospetto dell’autrice é che questo sistema non sia limitato agli Usa, ma che tenda a propagarsi in tutto il mondo.

Anche in Italia.

Ieri ascoltando la puntata di Report dedicata a Finmeccanica ne ho avuto conferma. Dall’eccellente reportage di Paolo Mondani mi ha colpito un dettaglio: l‘80% dei mandati di questa società, una delle più grandi realtà industriali in Italia partorita dall’Iri e oggi ancora parzialmente pubblica, é attribuito senza concorso pubblico. Dico: 80%….

Altro che tangentopoli! Il sistema é più insidioso delle vecchie mazzette in quanto tendenzialmente legale. A parte gli episodi su cui sta indagando la magistratura, citati da Mondani e dalla Gabanelli, i mandati appaiono perlomeno legalmente plausibili, mentre i controlli sono inesistenti, il mondo politico complice (o compiacente) e le denunce dei media rarissime.

In questo modo nel corso degli anni si accumulano ricchezze personali enormi e centri di potere sempre più influenti e dunque sempre più al riparo da sgradite sorprese.

Con un pericolo incombente: quello di un ulteriore svilimento delle democrazia e dell’economia di mercato. A danno dei soliti noti: industriali onesti, cittadini, contribuenti. Con una beffa: chi denuncia queste e altre degenerazioni (come quella della casta dei banchieri) viene tacciato di populista, irresponsabile, qualunquista. E paga in termini di carriera e di visibilità.

I colleghi di Report sono pertanto doppiamente meritevoli.

O sbaglio?

AGGIORNAMENTO Questo post ha provocato un bel dibattito, da cui é emerso anche un altro scenario, quello secondo cui Finmeccanica possa essere al centro di manovre di altra natura. Scenario che appare perlomeno plausibile e che va tenuto in considerazione. Il tempo ci permetterà di conoscere o perlomeno di intuire la verità. Un punto però mi sembra importante: l’azienda che vuole essere davvero al riparo non deve offrire pretesti per attaccarla e deve dunque mantenere un atteggiamento irreprensibile. Dall’inchiesta di Report emergono circostanze e fatti molto dubbi, magari marginali rispetto alle attività complessive del gruppo, però sufficienti per generare imbarazzo ed alimentare inchieste giudiziarie. E la mancanza di prevenzione finisce per danneggiare innanzitutto Finmeccanica. Un film già visto, un difetto, purtroppo, tipicamente italiano.