Marchionne continua a far notizia. E a impartire lezioni: Mirafiori, la produttività dell’Italia, gli stipendi degli italiani, ora Confindustria. E’ il Mourinho dei manager. Come l’allenatore portoghese, il numero uno della Fiat ha capito che i risultati non bastano per ottenere riconoscimenti e che il successo si costruisce anche gestendo la comunicazione ovvero imponendo la propria agenda ai media, di cui, evidentemente conosce molto bene le logiche. Lui e Mourinho sono indubbiamente bravi. E molto furbi.

Certo più furbi dei giornalisti, che pretendono di giudicare il mondo ma che, condizionati da un ego generalmente ipertrofico, non sempre fanno il proprio dovere e finiscono per cantare in coro o per seguire il pifferaio di turno, assecondandolo acriticamente.

Se così non fosse, infatti, oggi Marchionne non potrebbe impunemente continuare a dar lezioni a tutti, ma verrebbe messo alle strette da una stampa giustamente grintosa che gli chiederebbe conto dei pessimi risultati della Fiat.

Diciamola tutta: la Fiat da diversi mesi perde quote di mercato. Certo, tutto il mercato automobilistico é in calo da quando sono finiti gli incentivi,ma la Fiat perde sempre più della media dei suoi concorrenti. Ad esempio in dicembre il mercato é sceso del 21% ma il Lingotto di circa il 26%. E, se la memoria non mi tradisce, nei mesi precedenti é andata anche peggio.

Dunque i modelli della Fiat piacciono molto meno di quelli dei concorrenti. E questa non é certo colpa degli operai italiani, ma delle scelte del management di Fiast auto, che dal 2005 é guidato da Marchionne. Le domande che bisognerebbe porgli sono le seguenti: gentile dotto Marchionne perché fa peggio dei suoi concorrenti? Dove ha sbagliato? Come intende rimediare? E’ disposto ad assumersi le sue responsabilità?

Non sono domande provocatorie, nè prevenute, ma oggettive, schiette. E invece, così come Mourinho può permettersi di perdere cinque a zero con il Barcellona senza perdere la spocchia, Marchionne può permettersi di perdere cinque punti nel mercato dell’auto e continuare a giudicare tutti, senza temere le reazioni della stampa.

Non a caso, in America, Marchionne non gode dello stesso trattamento di favore della stampa, la quale infatti ha criticato le ultime mosse della Chrysler, che é rimbalzata ma molto meno di Ford e General Motors.

Qualcosa non torna. O sbaglio?

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