Tommaso Padoa Schioppa é morto ed essendo stato un economista di spicco, che ha ricoperto diversi incarichi prestigiosi merita di essere salutato con cordoglio. Temo, però, che ancora una volta il Paese sprofonderà nella retorica, nell’iperbole, nell’esaltazione di “un grande italiano”. E tutti a piangerlo, a esaltarlo, a prostrarsi per una “perdita incolmabile”.

A me piacerebbe, invece, che venisse raccontato per quello che era. Non un “patriota” italiano, ma un italiano di successo che si é dimostrato sempre più sensibile agli interessi dell’establishment finanziario internazionale che a quelli del proprio Paese. Padoa Schioppa era legato a quell’establishment e, in quanto uno dei padri della moneta unica, perseguiva un disegno che contemplava (e contempla ancora) il rispetto formale delle istituzioni nazionali, perseguendo in realtà il loro svuotamento sostanziale e il trasferimento di ampie fette di sovranità ad organismi sovranazionali; naturalmente senza mai interpellare il popolo, che, anzi, non é mai stato reso consapevole delle loro intenzioni, altrimenti il gioco non sarebbe mai riuscito.

Mi piacerebbe, insomma, che, perlomeno trascorso il periodo di lutto e di sincero, umano rispetto, Padoa Schioppa venisse ricordato davvero in controluce, raccontando aneddoti, affiliazioni internazionali, la sua agenda segreta di cui in vita la stampa, soprattutto di sinistra, non parlava mai. Perché, come capita spesso, Padoa Schioppa si presentava come un progressista ed era un rappresentante della sinistra chic, stile “Repubblica”, che dice di amare il popolo, la gente, la democrazia e poi manipola o si fa facilmente manipolare, contribuendo a realizzare disegni e ambizioni di cui molti intellettuali e giornalisti non sono nemmeno consapevoli

Ma temo che, a sinistra, nessuno oserà tanto. Al contrario…

O sbaglio?

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