Dunque anche Bankitalia ha certificato che gli italiani sono molto più ricchi di quanto immaginassimo. Anzi, sono tra i Paesi più ricchi al mondo. Ottima notizia, da meditare e che spalanca le porte a ulteriori riflessioni.

Come scrivo oggi, per capire quale sia la realtà economica dell’Italia, non ci si può limitare sempre ai parametri di Maastricht, come se fossero criteri divini e che invece infallibili non sono. Li pretese la Germania di Kohl in cambio del via libera alla moneta unica, ma in modo arbitrario. È come se acquistando un’auto si valutassero solo i freni, la frizione, il circuito elettrico e la carrozzeria. Ma non il motore, né il cambio, né gli pneumatici, né lo sterzo.
Le cifre della Banca d’Italia rafforzano la tesi sostenuta da Marco Fortis e di cui ho già parlato su questo blog: sommando il debito pubblico a quello privato e paragonandolo alla ricchezza realmente posseduta dagli italiani (anziché raffrontarli al Pil, come prescrive il Trattato di Maastricht), l’Italia risulta solida quasi quanto la Germania e allo stesso livello della Francia.

Sia chiaro: il debito pubblico é preoccupante e va in ogni caso ridimensionato. In fretta e senza equivoci. Così come non può essere trascurato il campanello d’allarme sulla diminuzione della ricchezza (-0,3%) nel primo semestre del 2010, a riprova che di rendita non si vive in eterno e che bisogna far ripartire l’economia.

Tuttavia, il dibattito in corso sull’Europa e il rigore richiesto dai tedeschi andrebbe ampliato includendo una rivisitazione di Maastricht. Quei cinque criteri da soli non hanno più senso.

L’auto non si compra a pezzi, ma tutta intera:
perché non aprire una discussione schietta su un tema fondamentale come questo?

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