Innanzitutto, buon anno e ben ritrovati a tutti. Mi ero ripromesso di non scrivere nulla sul caso Battisti, anche perché già ampiamente comentato. però aprendo il Riformista ho letto un’intervista di Tommaso Labate a Sergio D’Elia.

Sono un liberale e non appartengo alla schiera dei moralisti sempre pronti a rivangare nel passato per rinfacciare a chi li ha commessi, errori ideologici. Solo chi è ottuso non cambia mai opinione e tra le persone che stimo ce ne sono diverse che sono state filofasciste o filocomuniste, nonché amici di qualunque estrazione politica.

Però c’è un limite che non andrebbe mai superato. Sergio D’Elia in gioventù è stato terrorista di Prima Linea. Contrariamente a Battisti ha scontato 12 anni di carcere. E poi si è rifatto la vita. E’ stato deputato radicale e oggi è il leader di Nessuno Tocchi Caino,

Ma proprio in queste ore sembra di sentire il D’Elia degli anni di Piombo. Il D’Elia che difende il compagno Battisti. Nell’intervista definisce lo Stato italiano “un delinquente abituale” che “non ha l’autorità politica nazionale e internazionale per protestare con chicchessia“. La sua tesi è che siccome la situazione delle carceri italiane è disastrosa “l’Italia non ha titoli per chiedere al Brasile la consegna di Battisti”, per questo “è meglio Battisti libero in Brasile che Battisti in una prigione italiana”. E avanti così.

Libero di pensarla come crede, però se è giusto non rivangare nel passato di chi ha già scontato il proprio debito con la società, sarebbe perlomeno elegante suggerire a costoro di ricordarsi del bene ricevuto. Se D’Elia oggi ha un ruolo pubblico è merito proprio di quella società e di quello Stato che tanto disprezza. E, da uomo pubblico, dovrebbe innanzitutto mostrare rispetto per le vittime di un assassino e, con spirito di vera solidarietà, esigere che Battisti paghi il suo debito indipendentemente dalla situazione nelle carceri italiane.

Altrimenti si espone al sospetto, fondatissimo, che la sua uscita non sia disinteressata e che la solidarietà tra ex combattenti comunisti conti più di qualunque valore e, certo, del buon senso.

Certi sermoni non solo non sono graditi, sono eticamente inaccettabili.

O sbaglio?

AGGIORNAMENTO: dopo aver scritto questo post è arrivata la notizia secondo cui Carla Bruni avrebbe telefonato a Lula per convincerlo a non estradare Battisti. Lo ha rivelato il presidente
dell’Associazione familiari vittime del terrorismo, Bruno
Berardi, il quale ha sostenuto che avrebbe raccolto la confidenza
della première dame, durante un colloquio riservato all’Eliseo. Purtroppo la notizia non ci sorprende: Carla Bruni appartiene a quel mondo intellettuale chic di Parigi che ha sempre difeso i terroristi di sinistra esuli a Parigi. Come cantante e modella Carlà poteva pensare quel che voleva, ma ha agito come première dame di Francia e questo è non soltanto grave, di per sè, un insulto alla stragrande maggioranza degli italiani. Smentirà naturalmente, come già fece tempo fa quando uscirono indiscrezioni analoghe; ma sarà una smentita dovuta e pertanto poco credibile. Alla signora Bruni che un giorno disse di vergognarsi di essere italiani ci permettiamo di dire, con il garbo dobuto a una signora: il sentimento è reciproco.