In questo articolo analizzo le cause della rivolta in Tunisia, che ha portato alla fuga di Ben Ali. Vedo due motivi di fondo:

1) Siamo proprio sicuri che abbia vinto la piazza? Nei giorni scorsi a sparare era no soprattutto i poliziotti dei corpi speciali, mentre l’eserci to è rimasto ai margini; non si è mai davvero impegnato nella repressione; altrimenti i morti si conterebbero a migliaia e non a decine. Forse ha ragione chi pensa che la rivolta sia stata usata dallo Stato maggiore, il quale ora si appresterebbe a controllare il Paese, magari dietro un leader fantoccio.

2) Ben Ali come Mubarak, come Gheddafi, come re Hussein di Giordania, come Saddam. Nel mondo arabo i leader sono capi clan, aggrappati alle poltrone e i cambiamenti sono sempre traumatici, di solito con il golpe. L’alternanza non è concepita. E le società restano bloccate, non c’è ascensione, non c’è speranza di sviluppo.

In apparenza questa è una rivoluzione, in realtà è probabilmente un colpo di mano in cui la piazza è stata usata al posto dei carri armati. Attenzione, però, alle conseguenze: queste crisi possono prendere pieghe imprevedibili e, vista la situazione, nel Maghreb, sfuggire di mano a tutti, contagiando anche i Paesi vicini. Il che sarebbe un disastro per l’Italia.

O sbaglio?

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