In questo articolo propongo un’analisi contro corrente sull’Egitto. La mia tesi è che, a dispetto delle apparenze e delle polemiche, dietro le rivolte in Egito e in Tunisia ci sia la regia di Obama. Un segreto naturalmente inconfessabile; ma gli indizi sono molto chiari. Il ruolo chiave è dell’esercito, dunque dei generali che sono legati a filo doppio con Washington. Se l’esercito fosse fedele a Mubarak la rivolta sarebbe già finita e invece, come successo a Tunisi, la piazza vince perché i generali si schiarano con i manifestanti.

Quando poi si scopre che già nell’autunno del 2008 il Dipartimento di Stato convocava a Washington gli oppositori di Mubarak per preparare una rivolta democratica per… il 2011, tutto torna.

E, come spiego nell’articolo, emerge una continuità tra Bush e Obama sia sugli obiettivi strategici che su quelli operativi. Non fidatevi delle apparenze e delle dichiarazioni ufficiali, la regia americana c’è. Se sia davvero saggia e vincente è tutto da vedere, non tanto per le resistenze di Mubarak, quanto per l’influenza dei Fratelli Musulmani.

O sbaglio?

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Egitto, il segreto che Obama non può confessare, 4.6 out of 5 based on 22 ratings
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