Da tempo sostengo che dietro le rivolte in Egitto e in Tunisia ci sia, perlomeno, un forte incoraggiamento da parte degli Stati Uniti, che hanno indirizzato la protesta contro Mubarak e Ben Ali. Il caso della Libia è diverso, anche se – ascoltando Obama – appare evidente la volontà di Washington di sbarazzarsi di Gheddafi.

Sia chiaro: ben venga un mondo arabo più libero e democratico. A rendermi perplesso sono le possibili conseguenze, considerati gli ormai frequenti svarioni americani che – in tutte le crisi degli ultimi 15 anni – hanno dimostrato grande abilità tattica, sul breve periodo, ma alcuna saggezza strategica, sul lungo periodo, Vedi le guerre in Irak e in Afghanistan protratte all’inverosimile, la sciagurata gestione della Palestina (con l’avvento di Hamas), il Kosovo, lasciato in salamoia per un decennio, Ucraina e Georgia (tornate ai russi).

Il mio timore è che nel Nord Africa possa avvenire lo stesso. E che dunque l’America non abbia appreso la lezione. E se questa è la realtà, lo scenario ipotizzabile è il seguente: successo nell’immediato, grande instabilità nell’arco di qualche anno, con il trionfo dei partiti fondamentalisti islamici anche in Paesi finora moderati e amici dell’Occidente. O sbaglio?

Ps E intanto la stampa continua a ignorare i retroscena a a non leggere il disegno dietro questi eventi. Vedi l’intervista paradossale a uno dei capi della rivolta egiziana (leggi la mia analisi qui)

Tag: , , , , ,