Sarkozy sperava nella guerra per risalire nei sondaggi, ma alle amministrative di ieri ha perso clamorosamente. Voleva guidare l’Europa, ma si è trovato sul banco degli imputati. Pretendeva il comando militare, ma ha dovuto cederlo alla Nato. Insomma, Sarkozy è costretto a subire molte sconfitte, però non molla. Un po’ è questione di carattere. Come spiego in questo articolo, Sarkozy ha una personanlità davvero complessa.

Il problema psicologico è evidente, eppure potrebbe esserci dell’altro. Una domanda, però, sorge spontanea: possibile che il mondo lo lasci fare e, soprattutto, che l’America si lasci relegare in secondo piano con tanta facilità? Come ha rivelato l’altro giorno Franco Bechis su Libero, Nouri Mesmari, uno dei fedelissimi di Gheddafi, l’ottobre scorso è fuggito a Parigi con la famiglia e sarebbe l’uomo che, con l’aiuto degli 007 francesi, ha fomentato e poi organizzato la rivolta in Cirenaica contro il Rais.

É inverosimile che Washington non sapesse della defezione, né che non conoscesse le vere dinamiche della «spontanea» rivolta libica. Eppure ha lasciato fare. Perché? Ufficialmente Obama ha mostrato freddezza sull’operazione, lasciando intendere di essere stato trascinato controvoglia dall’Eliseo. Il sospetto è che in realtà sia un gioco della parti: Sarko fa l’interventista, Obama il moderato, che protesta. Ma non lo ferma. Pensateci: se gli Usa fossero stati davvero contrari non avrebbero mai permesso che si giungesse a questo punto. Lasciano fare, forse perché il finale è già scritto: spartizione dell’energia e del gas libici. Con un solo grande perdente: l’Eni. E con l’Eni, l’Italia.

O sbaglio?

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