Come, immagino, la maggior parte di voi sono rimasto colpito dalla reazione della sinistra alla riforma della Giustizia. manifestazioni in piazza, popolo viola scatenato, ostruzionismo in aula, deputati che annunciano “un Vietnam dentro e fuori l’aula”. Mi sono detto: sta a vedere che questa volta Berlusconi l’ha combinata davvero grossa. E allora sono andato alla ricerca non di commenti pro o contro, ma di articoli che spiegassero i contenuti della riforma. Li ho trovati facilmente e il responso è  chiaro: le modifiche mi sembrano tutto sommato marginali. Non è certo una rivoluzione; anzi, come riforma, mi sembra tutto sommato blanda (qui punti).

Ci vorrebbe ben altro. La questione fondamentale non è la prescrizione, ma la lentezza della Giustizia, addebitabile a un sistema giudiziario azzoppato da norme sovente bizantine, ma anche alla scarsa efficienza dei giudici e dei pm e a norme che, nella realtà dei fatti, sottraggono i magistrati a qualunque responsabilità.

Gli unici cittadini al di sopra della legge sono loro, le toghe.

Di questo bisognerebbe parlare in un Paese serio. E invece si risolve tutto nel solito teatrino,  con i soliti schemi, i soliti scopi, il solito totem (Berlusconi).  Il tutto condito da una solenne dose di ipocrisia. Perchè alla fine cambia  e la Giustizia – per il cittadino spesso invocato ma poco rispettato – non migliora mai.

O sbaglio?