Questa volta gli spin doctor della Casa Bianca non hanno fatto un buon lavoro. La ricostruzione della morte di Bin Laden presenta infatti diverse incongruenze. La più evidente riguarda la ricostruzione del blitz e i termini del mandato.

Lunedì pomeriggio il Pentagono ha ammesso che lo scopo della missione non era di catturare vivo Bin Laden ma di ucciderlo. Dopo qualche ora la Casa Bianca ha corretto il tiro, sostenendo che le forze speciali Seal sono state costrette ad ucciderlo in quanto ha opposto una strenua resistenza ed era ben protetto dalle sue guardie del corpo.

Ieri sono stati diffusi numerosi dettagli sul blitz, che è durato 40 minuti, è stato condotto da 79 uomini con il supporto di ben 4 elicotteri. Poi Washington ha ammesso che Osama Bin Laden non era armato quando è stato ucciso, “però aveva un atteggiamento che ha lasciato temere una sua reazione pericolosa”; insomma 79 soldati super armati contro uno disarmato, che però ha compiuto un gesto sospetto e per questo è stato fatto fuori.

E ancora: chi era al comando a Washington? Ci hanno detto che il presidente Obama è stato informato dal capo della Cia Leon Panetta con una frase ad effetto: “Enemy Killed in Action”. Dopo sono uscite le foto di Obama con Hillary e il vice Biden  mentre seguivano “il blitz in diretta sia audio che video” grazie a una telecamera sul casco di un soldato. Infine una terza versione: il presidente avrebbe seguito il blitz solo nella fase finale e la decisione di eliminarlo sarebbe stata presa dal capo della Cia Panetta.

Insomma, Obama ha seguto il blitz in diretta sì o no? Se no, perché? Non è lui il Comandante in capo della Nazione? Se non è alla guida in questi frangenti, quando?

E soprattutto: se Osama era disarmato, perché ucciderlo? Vuoi vedere che la versione più autentica è la prima del Pentagono, ma troppo politicamente scorretta per essere dichiarata pubblicamente?

PS Ora salta fuori una terza versione: secondo Panetta né lui né Obama hanno visto l’uccisione perché «Quando il commando è entrato nel compound, c’è stato un periodo di 20 o 25 minuti in cui non sapevamo cosa stesse succedendo». Ogni dodici ore Washington rettifica la versione, con un solo risultato certo: confusione, confusione, confusione.

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