Dunque, si balla di nuovo sui mercati. E non è affatto una sorpresa per chi segue la situazione con spirito disincantato. Esattamente due mesi fa scrissi un post intitolato “Va tutto male, ma l’euro tiene, attenti… (leggi qui) in cui sostenevo che i rialzi della moneta unica erano fuorvianti alla luce delle pessime notizie provenienti dai Paesi deboli dell’Eurozona. Ora poco è cambiato rispetto ad allora, ma mentre due mesi fa l’umore degli operatori era positivo e prevaleva l’impressione – irrazionale ! – che tutto alla fine, comunque si sarebbe aggiustato, ora prevale il pessimismo.

La mia tesi è che il sistema dell’euro sia bacato e che sia assurdo costringere alla convivenza Paesi le cui economie sono molto diverse, imponendo arbitrariamente cinque criteri di valutazione e ignorando tutti gli altri. O ci si fonde in uno Stato e in questo modo i batticuore di Grecia e Portogallo perdono il loro potenziale devastanti, diventando problemi regionali circoscritti o si corrono molti rischi, tra cui quello di far saltare tutto il sistema o quello di depredare e depauperizzare interi Stati: la Grecia oggi ha il cappio al collo, mentre quando aveva la dracma stava a galla sebbene svalutandosi. Valeva la pena abbracciare l’euro?

In ogni caso non torna la tempistica, sull’euro in generale e anche sull’Italia. Non ho mai avuto fiducia nelle agenzie di rating e continuo a non averne. Sono oligopoliste, poco trasparenti, troppo facilmente condizionabili dai committenti che dovrebbero controllare; dunque esposte a pressioni indebite.

L’annuncio di Standard’s & Poor di sabato scorso sulla riduzione dell’outlook sul debito italiano è molto sospetto proprio per il momento e per le motivazioni. Un cambiamento di prospettiva del rating non è una comunicazione urgente, Standard’s & Poor avrebbe potuto attendere la sera di lunedì 30 per dare invece è prevalsa la fretta. Evocare la scarsa progettualità del governo per la crescita economica alla vigilia del ballottaggio di un’elezione, che solo formalmente è locale, ma che potrebbe portare alla caduta del governo, significa una sola cosa: voglio dare una mano alle opposizioni. Con un evidente effetto collaterale: accentuare la volatilità dell’euro.

A riprova che i mercati sono certo liberi, ma che la gestione delle informazioni a monte è la chiave che permette di condizionarli, solleticando il conformismo a cascata degli operatori. Chi gestisce queste informazioni beneficia di un potere enorme e poco trasparente, che stride con una visione autenticamente liberale del mercato e della società.

O sbaglio?

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