Fino a qualche tempo fa il quadro era chiaro: intellighenzia a sinistra, comunicazione a destra. Ovvero: il mondo della cultura, dei libri, i talk-show (Santoro, Lerner) e l’intrattenimento chic (Fazio, Dandini) erano solidamente in mano a intellettuali e giornalisti progressisti, ma in campagna elettorale Berlusconi e, al nord, Bossi sapevano toccare le corde giuste per entrare in sintonia con l’elettorato; insomma sapevano comunicare meglio. E per questo vincevano.

Il primo assunto resta valido, come dimostra, tra l’altro, il flop di Sgarbi, che conferma un paradosso storico: l’Italia in questi anni è andata a destra, ma Berlusconi non ha mai saputo – e forse nemmeno voluto – creare un’élite culturale di destra, capace di contrastare sia in televisione che nei giornali e nelle case editrici lo strapotere della sinistra. Perché in vent’anni non è emerso un solo volto televisivo di destra capace di reggere una trasmissione in prima serata, come fa Floris? Non avendo costruito una nuova élite culturale e non essendo stato capace di preservare la grande tradizione liberale del Giornale di Montanelli, Bettiza, Piovene, Zappulli, Aron, il centrodestra ha di fatto regalato quel mondo alla sinistra. E oggi ne paga le conseguenze, lasciando tutto un mondo in mano agli altri .

Il secondo assunto è invece molto sorprendente. Degli errori di comunicazione commessi in questa campagna elettorale ho scritto di recente (vedi qui, qui e qui); però ho l’impressione che il centrodestra sia ancora sotto choc e che improvvisamente non riconosca più il mondo che lo circonda. Non sa più capire gli umori (e i malumori) dei cittadini e non sa più farsi capire. Pdl e Lega continuano a proporre la solita comunicazione, basata sul richiamo carismatico di Berlusconi e Bossi, che però non è più sufficiente e, talvolta, appare inadeguata. I leader del centrodestra da un lato non sanno più proporre i messaggi necessari per entrare in sintonia con i cittadini, sembrano aver perso il tocco magico. Dall’altro non sanno usare internet e i social network.

Guardate come ha reagito la sinistra alla sentenza della Corte costituzionale sul referendum sul nucleare: è partita immediatamente la mobilitazione, imperniata su internet. I comunicatori di sinistra hanno capito che internet serve a far circolare l’informazione, a creare aggregazioni nella società civile nella Rete, ma anche fuori. Poco importa che la signora Maria non vada su internet, l’importante è che ci vadano i suoi figli, i suoi nipoti, il suo giovane vicino di casa. Saranno loro a spiegare, informare, coinvolgere nel modo più efficace proprio grazie alla confidenzialità, al dialogo uno a uno con una persona di cui ci si fida. Il volano garantito da Santoro e affini, Travaglio, Repubblica, le radio serve a rendere universale il messaggio e davvero completa la comunicazione.

E la destra? Ha ripetuto i soliti slogan, mandato in tv i soliti politici, a cui la gente crede sempre meno associandoli a un’immagine perdente. Su internet è estremamente lacunosa. Il centrodestra rincorre la sinistra o tenta di controllare rigidamente il messaggio; non monitora gli umori, non promuove campagne, non ha nemmeno capito come si incentiva la circolarità e come si usano i social network.

Insomma, non sa più comunicare né in tv né sulla Rete. C’è da stupirsi se poi perde?

Tag: , , , , , , ,