Il risultato è netto ed è incontestabile. Forse nemmeno i promotori del referendum osavano sperare in un’affluenza superiore al 57% e ora possono festeggiare l’approvazione dei 4 referendum con maggioranze plebiscitarie.  I partiti di centrodestra non si sono impegnati nella campagna elettorale lasciando di fatto libertà di voto. Formalmente non possono essere associati alla sconfitta, ma nella realtà dei fatti sì.

A mezzogiorno, con tre ore di anticipo sulla chiusura dei seggi,  il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato che il quorum è stato superato. Il risultato è scontato: trionferà il sì con maggioranze schiaccianti. I partiti di centrodestra non si sono impegnati nella campagna elettorale lasciando di fatto libertà di voto. Formalmente non possono essere associati alla sconfitta, ma nella realtà dei fatti sì.

Questo è stato anche – e forse soprattutto – un voto che la sinistra ha strumentalizzato contro il governo, sull’onda dei risultati delle amministrative, mostrando evidente ipocrisia e notevole cinismo (perchè su almeno 3 dei 4 quesiti il Pd fino a poche settimane era favorevole alle leggi che ora gli elettori hanno abrogato), ma con indiscutibile effiacia politica.

Ora si annunciano settimane difficili per la coalizione , che si trova in una situazione di oggettiva e soprendente debolezza. Berlusconi vive il momento meno felice della sua lunga carriera politica e per la prima volta sembra aver smarrito la capacità di essere in sintonia con i suoi elettori; ma Bossi pare persino più in difficoltà.  La Lega non è più credibile come forza di fronda e di protesta, ma non risulta convincente nemmeno come forza di governo. Sembra aver smarrito la sua identità e questo spiega il nervosismo del suo vertice.

Nei prossimi giorni sono in calendario il 16 la sentenza sul Lodo Mondadori, il 19 l’adunata leghista a Pontida, il 22 il voto alla Camera. Passaggi insidiosi di cui la sinistra tenterà di approfittare, magari con la complicità dei Responsabili.  Il governo riuscirà a resistere? Forse sì perchè in questo momento nè la Lega nè il Pdl hanno interesse ad affrontare una crisi in posizione di debolezza e senza avere un’idea del dopo.

Di certo, però, il centrodestra non può accontentarsi di misure tampone. Gli italiani, che restano a maggioranza moderati e conservatori, non si riconosco in Vendola, Di Pietro e nemmeno in Bersani, ma al contempo non sono soddisfatti di come il centrodestra ha gestito il Paese negli ultimi anni.

Gli italiani chiedono fatti. E il Pdl e Lega con i fatti devono rispondere, recuperando una capacità comunicativa che oggi appare compromessa ed elaborando un progetto ambizioso, identitario, strutturato sui problemi della società, imperniato su poche, nette, condivisibili riforme e  basate su un’analisi concreta e non retorica dei problemi dell’Italia di oggi.

Insomma, abbinando immagine e sostanza.

Ne saranno capaci?

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