Premessa: che la zona dell’euro fosse destinata a soffrire non è certo una sorpresa. Alcuni mesi fa, per l’esattezza nel marzo scorso, scrissi un post intitolato “Tutto va male, ma l’euro tiene. Attenti…”. La sorpresa non era che l’euro andasse male, ma che andasse bene e invitavo a diffidare. Oggi siamo in piena tormenta e non bisogna perdere la testa.

A mio giudizio è giustificata per Paesi come Irlanda, Grecia e Portogallo, la prima paga il prezzo di un iperliberismo illusorio e fonte di debiti più che di benessere, Atene e Lisbona in realtà non hanno mai avuto i requisiti per l’euro e ora si ritrovano in un girone che non è il loro. detta francamente: non bisognava nemmeno farle entrare nella moneta unica.

E l’Italia? Come sappiamo il Paese è da sempre nel limbo, potenza industriale, con molta ricchezza privata e basso indebitamento delle famiglie, ma azzoppata dal debito pubblico. E’, da sempre, a rischio. Ma è successo qualcosa per giustificare la bufera di questi giorni? La risposta è no. Tecnicamente l’Italia non sta peggio rispetto a sei mesi fa e, anzi, la manovra appena varata dal governo è più ampia di quanto pronosticato. Dovrebbe rassicurare, eppure Borsa e Btp continuano a scivolare.

Perchè? Bisogna avere buona memoria e capire come funzionano i mercati in frangenti come questi. C’è chi fa il mercato ovvero ci sono alcune banche d’affari e alcuni hedge, il cui potere, grazie ai derivati, è devastante se esercitato in una sola direzione. E oggi è chiaro che un certo mondo vuole mandare giù l’Italia, forse sulla base di considerazioni spontanee e convergenti, forse grazie ad accordi sotto banco (ricordatevi le cene segrete a New york?), forse perché le transazioni sul mercato dei derivati sono dominate da un numero di banche ristrettissime il che favorisce certi movimenti improvvisi che diventano micidiali confidando nell’effetto band-wagoning dei piccoli e medi operatori, ovvero segui il gregge.

La decisione di Deutsche Bank di liberarsi dei titoli di Stato già diversi mesi fa mi fa arricciare il naso, soprattutto se altre grandi banche straniere avessero fatto altrettanto o se avessero aperto pesanti posizioni al ribasso in tempi non sospetti… O sono molto accorti o molto bene informati.

Io non so con certezza quale sia la ragione, ma mi sembra che non si basi su preoccupazioni oggettive e che il mercato sia alla ricerca costante di pretesti per buttare giù l’Italia. Il vero motivo, oggi, è la debolezza di Tremonti, nella presunzione che non ci sia nessuno in grado di sostituirlo. Un altro pretesto è il fatto che le banche italiane abbiano titoli di Stato per circa il 20% dei propri asset, il che non dovrebbe meravigliare, ma viene considerato un fattore di rischio; il che è assurdo: se l’Italia dovesse fallire, le banche non si salverebbero di certo, ma in questo momento fa comodo farla passare come una variabile di rischio.

Domani troveranno altri pretesti, fino al segnale di fine crisi: la caduta di Berlusconi, che, anche per evidenti errori commessi nel passato recente, non viene più considerato un interlocutore credibile o perlomeno viene ritenuto un bersaglio facile. Via Silvio, dentro Monti o Bini Smaghi ovvero un personaggio gradito agli ambienti finanziari.

A quel punto la situazione si stabilizzerà e inizierà un’altra speculazione: al rialzo e i dubsi sull’euro svaniranno, almeno per un po’. La domanda cruciale è: Berlusconi in passato ha sconfitto le Cassandre, ma quello di oggi che Berlusconi è? Ha ancora la forza e il seguito per resistere? Sorprenderà anche stavolta?

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