Oggi incontro un esperto di finanza di cui ho molta stima, il quale mi dice, commentando la crisi: oggi più che mai vince chi riesce a indirizzare i flussi di denaro, stabilendo le regole del gioco, dunque quali sono le variabili in base al quale il mercato esprime i propri giudizi.

Per intenderci: come si compone un indice azionario, chi controlla il mercato dei derivati, chi esprime il giudizio di affidabilità di un titolo o di un bond (agenzie di rating), chi, usando le adeguate tecniche psicologiche riesce a muovere in una certa direzione la massa degli investitori (band-wagoning). Analisi lucida e convincente.

Aggiungo: chi controlla il debito, sia pubblico che privato, che quando diventa ingente o sistemico porta alla schiavitù o comunque alla privazione di libertà chiunque lo contragga (privati, aziende e Stati).

Oggi il potere non è più nelle mani dei governi e dei cittadini, ma di chi controlla i flussi e il debito ovvero del mondo finanziario. E quando uno Stato nel mirino come l’Italia deve rispondere a un attacco, dovrebbe partire da questo dato di fatto, elaborando tre possibili risposte:

1) Ribellarsi come hanno fatto Malaysia (che bloccò i fondi finanziari) e Argentina (che andò in default e poi ha ignorato le ricette Fmi)

2) Varare le riforme chieste dal mondo finanziario per perlomeno attutire l’onda d’urto.
3) Sorprendere tutti con un colpo d’ingegno che cambi la prospettiva e dunque le attese dei mercati.

Purtroppo la mia impressione è che nel suo discorso di ieri Berlusconi non abbia scelto nessuna di queste soluzioni, ribadendo posizioni in sè corrette – l’Italia non è la Grecia – ma scontate e senza nuove misure concrete. Per questo il suo tentativo – a mio giudizio – non servirà a calmare i mercati. Anzi. Altri giorni turbolenti in vista?