Dunque, il debito pubblico americano perde la tripla A e passa a AA+ secondo l’agenzia Standard & Poor’s. La decisione, annunciata a mercati chiusi, è destinata ad avere ampie ripercussioni sui mercati, non tanto o forse non solo a breve, quanto nel lungo periodo. Insomma, nuove turbolenze in vista.

Tuttavia per una volta sono d’accordo con un’agenzia di rating: questa è la fine di una finzione. Non si sarebbe potuto considerare solidissimo per tanto tempo un Paese che granitico non lo è affatto. Anzi, se il dollaro non continuasse ad essere la moneta di riferimento internazionale – il che scongiura un tracollo improvviso degli Usa, considerato che oltre al debito pubblico c’è anche un enorme debito privato – gli Usa sarebbero messi non solo molto peggio dell’Italia, ma sarebbero di fatto falliti. E non è un caso che l’agenzia di rating cinese sia stata la prima ad abbassare e che consideri gli Usa virtualmente in default.

Allacciamoci le cinture di sicurezza, ma certe verità è meglio apprenderle prima anziché dopo e bisogna smettere di considerare gli Usa come una superpotenza. Tolta l’industria della Difesa, il resto è un colabrodo, con una mole di debiti che ricorda quella dell’impero ottomano. A proposito: tutti sappiamo com’è andata a finire a Istanbul, gli Usa rischiano di fare la stessa fine in un futuro che nessuno sa quanto lontano…

O sbaglio?

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