Fino a qualche tempo fa si diceva: l’Italia è molto indebitata, ma a sottoscrivere Bot, Cct e Btp sono soprattutto risparmiatori italiani; dunque se anche l’Italia fallisse a pagarne il prezzo sarebbero gli stessi cittadini italiani. Ed era vero: nel 1991 il 94% dei titoli di Stato italiani era sottoscritto da residenti, il rimanente 6% dai non residenti. Da quando però l’Italia si è agganciata a Maastricht e poi all’euro il quadro, anno dopo anno, è cambiato. Oggi il 51,4% dei titoli di Stato è in mano a sottoscrittori stranieri e il 48,6% è posseduto da italiani; ma, attenzione, non si tratta più di risparmiatori, ma, prevalentemente, di banche e assicurazioni.

Risultato: l’Italia oggi è ricattabile in quanto, dopo aver perso la sovranità monetaria, ha perso anche il controllo del debito pubblico, che non è più sottoscritto dai cittadini. E il tutto è avvenuto tra la dabbenaggine della classe politica, che non ha capito cosa stava avvenendo, la tacita complicità della Banca d’Italia e la miopia dei media che queste cose non le capiscono e dunque non le spiegano mai.

Oggi l’Italia non è più padrona del proprio destino e non può più nemmeno decidere di fallire assumendosene la responsabilità. Deve obbedire ai creditori; dunque chinare la testa varando misure estreme che finiranno per impoverire il Paese senza generare crescita o finire sul lastrico come la Grecia o l’Argentina. Insomma: il Paese è in trappola e la colpa di chi non ha capito cosa fosse l’euro e quali implicazioni avrebbe avuto sull’economia reale, scegliendo la strada dell’adesione ad ogni costo, sfidando il buon senso. E il buon senso suggeriva che l’Italia non era pronta.

Insomma, un trionfo. Vero?