La scena si svolge nello spogliatoio di una palestra milanese. Due amici sui quarant’anni chiacchierano ad alta voce, commentano l’Italia di oggi e la situazione economica. Ironizzano sugli statali “che bisognerebbe licenziare in tronco”, sui dipendenti “che si fanno spennare”, sui piccoli commercianti che arrancano sotto il peso della burocrazia e dei debiti. Poi la formula magica: per fortuna in Italia ci sono almeno un milione di evasori. E giù risatine ammiccanti. Gente giusta, gente che tiene in piedi il Paese. Mica i piccoli evasori che rosicchiano qualche briciola al fisco per sopravvivere a un’amministrazione ingiusta e invasiva, i grandi evasori. Come loro evidentemente.

Hanno l’aria arrogante, pianificano happy hour e cena lussuosa per la sera. Poi il discorso devia sulle vacanze. Uno dei due indica una località esotica, dove tutto costa pochissimo, ma si sta benissimo. “Gente un po’ noiosa, ma così onesta…Il posto ideale dove ritirarsi” sospira.

Io non so chi sia quel signore, ma è l’emblema di una certa Italia, che pretende sempre l’onestà, dagli altri, ma mai da se stessa. E che non vede dove sia il problema, perchè l’importante è arraffare e fottere il prossimo.

La peggiore Italia, l’Itaia senza speranza.

O sbaglio?

Ps E’ iniziato un dibattito molto interessante che mi induce a spiegare la mia posizione. Quando uno Stato è invadente e inefficiente l’evasione è inevitabile perché diventa un meccanismo di autodifesa del cittadino. Se paghi tutto non ti rimane in tasca niente e aiuti uno Stato inefficiente, sprecone e spesso ingiusto; dunque non riesco a condannare i commercianti, il popolo delle partite Iva anche le aziende che rosicchiano qualcosa. Onestamente: cosa farei al posto loro? Però c’è un limite a tutto. O decidiamo che l’Italia non vale più niente e allora tanto vale chiuderla, abolire la Repubblica italiana e tornare alle città Stato o cerchiamo di porre rimedio. Ci vorrebbe una classe politica che non abbiamo, d’accordo; ma non possiamo nemmeno tollerare i grandi evasori (come i due che ho incrociato in palestra), quelli che non pagano le tasse, risultano poveri, dunque non pagano i ticket e, anzi, beneficiano di sussidi sociali. Insomma fregano la comunità due volte. Bisogna essere compiacenti con questa gente?

Nel dibattito c’è un aspetto che è sfuggito ai più quello sull’onestà, che molti italiani pretendono dagli altri, ma dalla quale si sentono affrancati. Ovvero: si scandalizzano se gli altri non sono onesti, ma poi loro… E se il problema fosse l’incoerenza che sgorga da un Paese che non sa cosa sia il senso civico?

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