Seguo la politica italiana dall’estero e la situazione mi sembra sempre più paradossale. C’é un primo ministro, Berlusconi, che da tempo non sopporta più il suo ministro delle Finanze. C’è un ministro delle Finanze, Tremonti, che da tempo non opera più in armonia con il governo e che, da quando ha perso la bacchetta magica, dà l’impressione, fondatissima peraltro, di sabotarlo dall’interno.

In un Paese normale il ministro ribelle avrebbe l’accortezza di rimettere il mandato per evidente incompatibilità e qualora non dimostrasse tale sensibilità il premier non dovrebbe esitare a licenziarlo.

In Italia, invece, i due continuano a stare assieme, si odiano, si lanciano piatti, ma non divorziano, per ragioni che il cittadino non capisce e che non sembrano politiche. Mi sbaglierò, ma ho l’impressione che i due siano entrati in una spirale di ripicche inconfessabili e forse di ricatti, per nulla sorpendenti considerata la durata ventennale del loro sodalizio, con una solo conseguenza evidente: la paralisi.

E una situazione doppiamente imbarazzante: Tremonti spera che Berlusconi cada per mano altrui, nella speranza di ritagliare per sé un nuovo ruolo nell’Italia post Cav o perlomeno per incassare in certi ambienti il dividendo per aver sapientemente logorato Silvio.

A Berlusconi non resta che una sola risposta possibile: liberarsi di un alleato un tempo indispensabile e ora ingombrante, ricompattando cosi il Pdl. Ma il Cav non vuole e o non può compiere questo passo e, continuando a procrastinare la decisione, resta prigioniero nella spirale. Forse piû di Giulio, che alla peggio diventa un nuovo Fini, ma molto piû ricco e meglio ammanicato di Gianfranco. Tra i due chi rischia di perdere di più è proprio Silvio. Ed è il terzo paradosso di questa stranissima crisi. O sbaglio?

PS Berlusconi ha deciso di porre la fiducia; era inevitabile. Ma farlo senza aver risolto il nodo Tremonti serve a poco. Anzi… e se fosse proprio quel i frondisti speravano da tempo?

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