Tempi di scoop giornalistici, questi. Ieri il Tg5 ha mandato in onda il filmato che svela cos’è successo nella plancia della Costa Concordia dopo l’impatto. Quando ho sentito la notizia alla radio ho pensato: ci sarà stata una telecamera fissa, qualcuno ha recuperato la registrazione, l’ha duplicata e l’ha passata al Tg5.

E invece no: come appare chiaramente dalle immagini, il filmato è stato girato apposta, da qualcuno che era in plancia e ha trovato il tempo – tanto tempo, – di registrare tutto. La telecamera si sposta da destra e a sinistra, stringe e allarga il campo, poi si conclude con le immagini concitate della corsa giù dalle scale.

Domandine semplici, semplici: chi è l’anonimo reporter? Se si trovava in plancia non poteva essere certo un turista; è verosimile che si trattasse di un membro del comando… Ma se era lì quale era il suo ruolo? Perché non si prodigava? Cosa faceva in un angolino?
Non c’era nulla di meglio da fare che filmare quella scena per circa una decina di minuti (e non mi stupirebbe che il girato grezzo fosse ancora più lungo)?

E cosa si propone di ottenere diffondendo, proprio ora, il filmato? Potrebbe voler coprire le proprie responsabilità o attribuirsi meriti esagerati. Insomma, fuori nome e cognome…. altrimenti resteranno tanti dubbi e altrettante perplessità sullo scopo ultimo di uno scoop che, peraltro, piccona ancor di più l’immagine del Paese. Come se ce ne fosse bisogno; per l’opinione pubblica mondiale la Costa è una compagnia italiana, ma italiana non è. E’ anglo-americana, di proprietà della Carnival, società controllata dalla famiglia Arison.

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