Oggi i giornali pubblicano ampi resoconti della kermesse del movimento di De Benedetti “Libertà e Giustizia”. Molti l’hanno interpretata come una rottura rispetto al governo Monti. Può darsi. Però a me sembra che non ci sia una rottura, bensì una naturale armonia tra Monti e De Benedetti.

Mi spiego. De Bendetti e Monti frequentano gli stessi circoli di riferimento internazionali. De Benedetti sa che Monti, anche per questioni anagrafiche, non intende candidarsi nel 2013 e che preferisce il ruolo, a lui più consono, di Grande Tecnico, pronto, semmai, a tornare in servizio in caso di nuova crisi finanziaria.

Sia Monti che De Benedetti sanno che i due grandi partiti Pd e Pdl, sono logori, come erano logori Psi, DC e Pci ai tempi della Prima Repubblica. De Benedetti non vuole rompere con Monti, bensì cerca di garantirne la continuità ovvero a posizionare in un futuro non lontano un nuovo movimento politico, alternativo al Pd.

Da qui l’appeal di Saviano e di altre star politico mediatiche, da Lerner a Pisapia, in attesa di individuare il candidato premier (chissà forse Passera, nonostante alcuni apparenti dissapori con De Benedetti, o lo stesso Pisapia…)

La mossa è strategica e tutt’altro che infondata, con un grande limite: quel movimento, come tutte le cose generate dall’universo snob di Repubblica, è troppo elitario e radical-chic per sedurre davvero le folle.

Però l’analisi di fondo resta valida: come all’inizio degli anni Novanta esiste lo spazio per nuove forze politiche grazie all’evidente erosione – a mio giudizio irreversibile – dei partiti che hanno tenuto la scena negli ultimi vent’anni.

Il che vale per  la sinistra, ma anche per la destra, dove invece nulla si muove…

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