Questo è un post brevissimo, per unirmi ai pochissimi che chiedono chiarimenti su una delle notizie più importanti delle ultime settimane, ma passata sotto traccia. Ben pochi l’hanno trattata e quasi mai in prima pagina. Trattasi dei 2,6 miliardi di euro pagati dallo Stato italiano per chiudere una posizione aperta su un derivato. Un economista del calibro di Alessandro Penati ha sollevato il problema l’altro giorno (leggi qui), ora Il Fatto Quotidiano rivela che quando fu firmato quel contratto, nel 1994, Mario Draghi era direttore generale del Tesoro. Chi legge Il cuore del mondo non si sorprenderà: è noto che Draghi, oggi rispettatissimo custode della Banca centrale europea, ha saputo stabilire ottime relazioni con certe banche d’affari newyorchesi e non a caso è stato anche vicepresidente di Goldman Sachs.

Scandaloso è che ancora oggi non si sappia a quanto ammonti l’esposizione dell’Italia sul mercato dei derivati.Ma tutto torna: il ruolo di Draghi, di un certo mondo finanziario e, naturalmente, il silenzio di Mario Monti. Strano governo quello guidato del Professore: implacabile fustigatore del malcostume nazionale, con qualche notevole eccezione, di tanto in tanto appare affetto da improvvisa amnesia…

E qui non si parla di scandali da poche centinaia di migliaia di euro e nemmeno di milioni, non di squallide tangenti, ma di affari da miliardi di euro, forse addirittura 160 miliardi. Dicasi 160.

Abbiamo o no, il diritto di sapere?

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