Nei giorni scorsi ho intervistato per il Corriere del Ticino, uno dei più autorevoli economisti italiani, il professor Alberto Quadrio Curzio, di cui apprezzo da sempre la capacità di giudizio e  la tenacia nel difendere l’impresa italiana in un’epoca di finanziarizzazione spinta. Quadrio Curzio non può essere certo annoverato tra i nemici di Mario Monti, ma in questa intervista ritiene che, nonostante i commenti di gran parte della stampa italiana e i recenti annunci trionfalistici del premier italiano, non si possa essere ottimisti.

Riporto qui i passaggi più significativi dell’intervista:

“Il governo Monti rimarrà in carica sino a fine legislatura e questo è positivo, tuttavia se non riesce in qualche modo a rilanciare la crescita, la situazione italiana potrebbe di nuovo peggiorare. Purtroppo però far ripartire l’economia non è semplice. Il sistema bancario è vincolato dai parametri di Basilea e dunque non può erogare adeguata liquidità al sistema produttivo e a sua volta il sistema produttivo non pone in essere una domanda perché non ha prospettive di crescita. Ci troviamo in un circolo vizioso”.
Da cui è impossibile uscire?

“Da cui è difficile uscire. Vedo solo due strade. La prima: un intervento significativo nel settore delle infrastrutture, ma come si finanziano le grandi opere  con un debito così alto?”

E la seconda?

“L’altra soluzione è un intervento si stimolo a livello europeo, cosa non facile considerata la posizione molto rigida della Germania. La mia impressione è che, esaurita questa prima fase positiva sui mercati, potremmo trovarci presto con delle difficoltà significative, soprattutto se la recessione sarà più pesante di quella che finora si prefigura.

Quando?

“In autunno”

Insomma l’Italia da sola non ce la fa…

“Diciamo che non può contare solo sulle sue forze. La pressione fiscale è pesante e tra poche settimane gli italiani pagheranno l’imposta sugli immobili, l’Imu, di cui non sono ancora consapevoli e che rischia di provocare un’ulteriore frenata. Le liberalizzazioni e la riforma del mercato del lavoro richiedono un certo tempo per produrre gli effetti voluti, dunque a breve non genereranno un aumento della domanda interna. Il clima psicologico è negativo e induce tutti alla cautela; dunque anche se, per ipotesi, dovesse aumentare il reddito disponibile difficilmente crescerebbero i consumi.

Intanto la disoccupazione aumenta…

“Com’è inevitabile quando l’economia frena. L’aumento dell’occupazione sarebbe il vero toccasana per rilanciare il Paese, ma lo si può ottenere o riducendo gli oneri sul lavoro – e in questa fase non è possibile – o con un aumento della spesa pubblica, che la Ue non permette per i vincoli di bilancio. Dunque senza il traino dell’Europa l’Italia difficilmente si riprenderà a breve”.

Eppure l’Italia resta una potenza industriale. Non bastano più le industrie?

“Io da sempre difendo il sistema produttivo italiano. In questa situazione le imprese italiane che esportano continueranno ad essere fortissime, ma parliamo di 4mila aziende con fatturati sopra i 300 milioni di euro. Tante, ma non abbastanza per cambiare la faccia dell’economia italiana. Da sole non ce la fanno a tenere su un Paese da 60 milioni di abitanti. Ecco perché guardo con preoccupazione all’autunno”.

Quadrio Curzio non è un economista che ama lanciarsi in previsioni sensazionali per compiacere i media. Il suo è buon senso sorretto da una competenza indiscutibile.

Rilancio la sua analisi. Attenti, il peggio, purtroppo, non è passato. O sbaglio, anzi, sbagliamo?

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