E’ più di una sensazione. Quando ascolto Mario Monti alla radio, e non sono suggestionato dalle immagini, ho l’impressione che il premier parli come un automa e non solo perchè il tono monocorde non lascia trapelare nessuna emozione, mai, nè positiva nè negativa, nè di rabbia nè di gioia. A colpirmi è la cadenza: raramente è fluida, ma sempre cadenzata, quasi sincopata, Monti lascia sovente un intervallo tra una parola e l’altra, anche le più semplici. E la dizione è piatta, quasi automatica. L’effetto è da navigatore d’automobile ( “Si – prega – di voltare – a sinistra – dopo – la rotonda ” ) o se preferite da segreteria telefonica preimpostata (“Non – siamo – in – casa – lasciate – un – messaggio”), che pesca in un cesto di parole registate o generate da una voce creata dal computer e le ripropone nella sequenza richiesta.

Il problema è che i contenuti non sono da navigatore, nè da segreteria telefonica, ma riguardano il futuro degli italiani. Con quella voce un po’ così il nostro premier dice di tutto, mai contraddetto dalla stampa che anzi ne diffonde le dichiarazioni, senza mai chiosarle e tagliandole sempre in modo molto rispettoso senza travisarne il senso. Quando la stampa è amica è tutto più semplice…

Mi chiedo: ma Monti parla così anche in privato? O forse ha capito che la monotonia può essere ipnotica e che così, prendendo gli italiani per noia, può far passar di tutto, mantenendo alto il suo profilo, la sua aura di salvatore della Patria?

Che poi lo sia davvero è tutta un’altra storia….

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