Hollande in testa, Sarkozy secondo, per i due big tutto secondo programma e non è certo una buona notizia per il candidato del centrodestra, che ha stabilito un record negativo: é l’unico presidente in carica a non essere riuscito ad arrivare in testa al primo turno delle elezioni. La vera novità non è rappresentata solo dalla vittoria della Le Pen, ma, a mio giudizio, dal fatto che il voto di protesta anti-sistema e anti-establishment è maggioritario.

La maggior parte dei commentatori sta dando al risultato del Fronte Nazionale un’interpretazione xenofoba o razzista, il che in una certa misura è giustificato. Sarebbe però sbagliato pensare che questa sia l’unica chiave di lettura. In campagna elettorale la Le Pen non si è limitata a giocare la carta dell’orgoglio nazionale, dell’ostilità nei confronti degli immigrati, della “Francia ai francesi”, ma si è fatta portavoce di un disagio profondo nei confronti di questa Europa poc trasparente e invasiva, di un sistema economico in cui gli interessi della finanza prevalgono su tutto e su tutti, sul sentimento di una globalizzazione che punisce e stavolge i Paesi. Sono le stesse argomentazioni avanzate, a sinistra, dal candidato del Front de la Gauche Jean-Luc Mélenchon o dall’ecologista Eva Joly.

Ora sommate, il 18% della Le Pen, l’11% di Mélenchon, il 2,2% della Joly e il totale dà 31% ovvero più del 28,63% di Hollande e del 27% di Sarkozy.

In Francia, piû che Hollande, ha vinto il partito delle protesta. E’ un segnale molto forte, per quanto non organico, alle élite, all’establishment, ed è un sentimento che, a mio giudizip, in assena di una risposta adeguata, non potrà che crescere. Non solo in Francia…

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