In uno Stato moderno gli agenti del fisco non dovrebbero essere considerati dai cittadini come un nemico da temere alla stregua di un nemico, anzi di una moderna Gestapo che impone la propria volontà a dispetto dell’evidenza, del buon senso, di argomentazioni fondate.

In uno Stato moderno il fisco dovrebbe poter dialogare con i cittadini ed essere così ben radicato nel territorio da non aver bisogno degli studi di settore per stimare se il reddito di un libero professionista è congruo, anche perchè le differenze tra nord e sud, tra le regioni e persino da una città all’altra non sono omologabili.

In uno Stato moderno il fisco deve saper distinguere tra il cittadino che evade e il cittadino che ha difficoltà a pagare le tasse e quello che sta lottando per salvare il proprio business e adottare un atteggiamento differenziato, inflessibile con il primo, dialettico se non comprensivo con il secondo.

In uno Stato moderno la lotta alla criminalità organizzata, che di fatto controlla almeno tre regioni italiane, dovrebbe essere la priorità assoluta e gli imprenditori che qui generano lavoro e ricchezza dovrebbero essere trattati con riguardo in quanto fonte primaria del benessere
collettivo.

Tutto questo dovrebbe essere ovvio, ma l’Italia non è uno Stato moderno.

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Fisco, è troppo chiedere buon senso?, 4.9 out of 5 based on 46 ratings
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