Sono molto prudente sulle aspettative riguardo la presidenza Hollande, che alcuni sperano rivoluzionaria. La prima perplessità è sistemica: come spiegato più volte, oggi in realtà i poteri di un capo dello Stato/di governo sono limitati e assimilabili a quelli del presidente di una regione. Avendo perso buona parte della sovranità, in particolare legislativa ed economica, è difficilissimo riformare davvero un Paese, se non nella direzione imposta dalla Ue e dai mercati finanziari.

La seconda perplessità è sull’indole dell’uomo, che è votata al compromesso e non certo alla battaglia. Sarà un presidente che tenderà a smussare e a conciliare

La terza riguarda la carriera e il background di Hollande, che non è un vero socialista, ma esce dalle Grandi Scuole, dunque appartiene all’élite che da sempre governa la Francia, frequenta i circoli che contano a Parigi e di cui i giornali non parlano mai; inoltre quando era un giovane deputato si batteva a favore della mondializzazione, sostenendo che “bisogna accettare gli obblighi economici e finanziari che ne conseguono”. Può darsi che nel frattempo abbia cambiato idea, ma ne dubito. Ho l’impressione che a dispetto di una retorica evidente l’uomo ideologicamente sia piuttosto confuso, che oscilli tra il populismo neostatalista di una sinistra capace di tassare e l’incongruenza di una sinistra alla Blair, che solo in apparenza si batte per il mercato ma che di fatto finisce per favorire i grandi oligopoli internazionali con tendenze monopolistiche che rappresentano la negazione del libero mercato.

Secondo me Hollande realizzerà solo una piccola parte delle promesse formulate in campagna elettorale e l’unico effetto davvero positivo è che può costringere la Merkel a dialogare, magari (è la mia grande speranza) a essere un po’ meno rigorista e a considerare maggiormente la crescita.

Sarebbe già un successo, ma per il resto, non illudiamoci… L’uomo è quel che è.

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