Mettete in fila: la Francia che sceglie Hollande, la Grecia che alle urne non nasconde la sua rabbia, l’Italia che alle amministrative punisce, giustamente, i due grandi partiti ora la Germania che lancia un siluro alla Merkel. Fior di commentatori si duolgono di questi sviluppi, ma io dico: è davvero così scandaloso dar la parola al popolo? Anzichè temere per il futuro dell’euro, bisognerebbe chiedersi se l’attuale sentimentimento di diffuso disagio in Europa, che paradossalmente accomuna gli elettori della ricca Germania a quelli della malandata Grecia, non sia l’ultima conseguenza di un processo di costruzione europea che ha sistematicamente eluso il consenso popolare.

La gente oggi ha la sensazione di vivere in un mondo che non le appartiene, che è sensibile solo agli interessi, anzi eccessi della finanza, che non considera gli interessi del territorio, che spalanca le porte alla globalizzazione oltre il buon senso. Per questo gli europei si ribellano non appena possono far sentire la propria voce. E per questo la stabilità tornerà solo se le regole del gioco democratico verranno ripristinate; altrimenti continueremo a sprofondare e dietro l’angolo potrebbe esserci l’aborgazione della democrazia – di quel che resta – nel nome di un interesse supremo. Di certe élites, non certo nostro.

Sbaglio?