Dopo “Il ragazzo del lago” arriva in libreria “Il bambino invisibile“. E’ un’altra storia vera, intensa. L’ho scritto con la stessa passione de Il ragazzo del lago. Manuel Antonio non è Aimone, ma la sua storia è altrettanto avvincente se non più commovente. Una storia che fa bene al cuore, profonda nel suo messaggio, che aiuta a dare un senso alle nostre difficoltà, alle nostre sofferenze e a ritrovare la speranza quando tutto sembra andare per il verso sbagliato.

“Il bambino invisibile” è appena arrivato in libreria, sarà presentato alla Mondadori Duomo di Milano il 24 maggio (oree 18.30), al Segnalibro di Lugano il 1 giugno (ore 17.30), alla libreria al Ponte di Mendrisio il 12 giugno (ore 20.30).

Spero di avere il privilegio di avervi, anche questa volta, tra i miei lettori.

Ecco una sintesi della trama:

Manuel ha cinque anni e un grande cuore indomito. Vive in Cile in un villaggio di contadini piccolo e gretto. Manuel è un bambino sorridente, ma è emarginato da tutti senza che nessuno gliene spieghi la ragione. In molti probabilmente sapevano perché non aveva una mamma, e perché vivesse insieme a un uomo che chiamava nonno (ma lo era davvero?) e che conosceva un solo linguaggio – la violenza – e un solo valore, la crudeltà. Un uomo che nascondeva un segreto sconvolgente sul passato di quel bambino e di sua madre, un segreto di cui Manuel aveva perso ogni ricordo.

Quando la verità riemerge dall’oblio, Manuel decide che la sua famiglia sarebbero stati gli alberi, i ruscelli, i cespugli di frutti selvatici che tante volte lo avevano sfamato. Se il mondo degli uomini lo maltrattava, se i suoi concittadini e persino gli altri bambini lo emarginavano, fino a toglierli il saluto, fino a renderlo invisibile, la natura sembrava accoglierlo, gli uccelli cantavano la forza della vita, le fronde stormivano e i prati lo accarezzavano come nessuno aveva mai fatto. Se casa è un posto dove sentirsi protetti, lì era casa sua.
Per molti mesi, anni, Manuel vive da solo nel bosco, in silenzio, mangiando frutti selvatici, imparando a cacciare dai gatti, a costruirsi una fionda, a pescare a mani nude. Un piccolo ragazzo selvaggio che coltiva dentro di sé la libertà. Nel contatto con la natura Manuel scopre la sua vera dimensione, intuisce l’esistenza di DioNiente lo avrebbe convinto a tornare nella prigione di prima, nemmeno l’inverno, nemmeno il vento gelido.
Fino a quando il destino non inizia il suo lungo viaggio in cerca del bambino invisibile…

Pagina Facebook de il bambino invisibile:

PS Una delle blogger più presenti su Il cuore del mondo, Cristina Agnello, ha letto il libro in poche ore e mi ha inviato il suo commento. Poi ne o ricevuto un altro, da Simona. Desidero condividerlicon voi. Quale miglior ricompensa per uno scrittore?

Caro Marcello, ecco fatto: letto il libro. Ne vale veramente la pena. Sì, perché le prime pagine sono una vera pena. Io quel abuelito lì l’avrei strozzato molto volentieri e intanto anche un personaggio così negativo, terribile nella sua miseria umana, è stato in fondo il vero artefice della nuova vita di Manuel. Una lucina penetrante una cortina nero pece, la lucina di Dio, che diventa riscatto anche per lui.
Voglio molto bene a Manuel e sono felice per la sua famiglia e quei meravigliosi genitori italiani. Adesso sono ancora un po’ emozionata per questa storia incredibile, devo sedimentare ed elaborare i sentimenti. Comunque grazie di cuore e, quando ne avrai la possibilità, ti prego di estendere i miei profondi sentimenti di amicizia a queste persone straordinarie.

Ed ecco quello di Simona:

Buongiorno Marcello,
ho letto il Suo nuovo libro in una notte in cui non riuscivo a dormire perchè stavo molto male fisicamente.
Continuando a leggere, il dolore fisico passava perchè io mi sono proiettata là, in quel villaggio.
Ricordo ogni pagina, ogni istante. Ho sottolineato cio’che più mi colpiva della vita di Manuèl, immaginavo i suoi occhi, immaginavo il volto di sua madre. Una notte ho persino sognato sua madre vestita di bianco che chiamava Manuèl e lo portava con se’in un bosco verdissimo.
Ho pianto moltissimo, la storia è davvero molto commovente. All’inizio pensavo fosse un po’lenta, poi ho compreso il motivo, mi sono trovata in quel bosco, con Manuèl, con le sue difficoltà. Con il suo cuore, il cuore di un bambino che ha provato il vero senso dell’abbandono, il senso della solitudine piena, della paura…. problematiche che nemmeno un adulto saprebbe affrontare.
Anche io ho una bambina di 5 anni e il solo pensiero di vederla in solitudine anche solo per un’ora mi fa impazzire percio’immagino come potesse sentirsi Manuèl e come puo’essere oggi questo uomo che nonostante cio’ grazie alla Natura e alla Provvidenza è riuscito ad uscirne a creare il suo mondo,il suo lavoro, la sua famiglia…. a farsi amare, ad amare i suoi bambini, a non abbandonarli mai, perchè lui sa bene cosa cio’possa significare.
Oggi sarebbe impossibile pensare ad un bambino solo in un bosco eppure, là, credo che nulla possa essere cambiato purtroppo.
Su questo libro si potrebbero fare tantissime considerazioni, in un’unica parola è davvero eccezionale, arriva al cuore.
In bocca al lupo,
Simona