Fa una certa tenerezza Alfano pronosticare la riserruzioni del centrodestra, appaiono irrealistiche le speranze della Lega di risorgere e illusori i proclami del Pd che si sente primo partito, mentre in realtà la sua performance apparentemente decorosa alle amministrative di domenica è dovuta semplicemente alla persistenza di una base elettorale più disciplinata e metodica del centrodestra.

La maggior parte degli italiani, non andando a votare o premiando candidati di protesta. ha lanciato un messaggio molto forte ai partiti e alle istituzioni: non vi crediamo più, non vogliamo piû vedere i soliti politici e non crediamo a governi che sono tecnici solo di nome. Il disgusto dilaga, la sfiducia pure. E allora l’unica risposta possibile è un taglio netto con il passato.

Alfano non può essere il leader del centrodestra perchè rappresenta un passato che la gente non vuole più e Bersani dovrebbe essere molto preoccupato dall’avanza dei grillini e di Leoluca Orlando e dovrebbe sapere che domani basterà un leader moderato appena appena accettabile per far soccombere il Pd, che è percepito come vecchio e inaffidabile non meno del Pdl.

L’unica soluzione è una ripartenza da zero, con partiti nuovi e facce nuove. Ci vorrebbe un Obama italiano ovvero un outsider capace di intepretare i sentimenti, le ambizioni e la speranza di rinnovamento degli italiani, in una certa misura come fece Berlusconi nel ’94. Un leader che esca dalla società civile, tra i 40 e i 50 anni, senza scheletri negli armadi, che non abbia mai fatto politica attiva finora e che abbia una perbene così pulita da riuscire ad ispirare fiducia a prima vista. Come capitava a Obama quattro anni fa.

Questo chiedono gli italiani, di destra e di sinistra. Chi lo capisce per primo vince.

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