Trovo abbastanza stucchevole il dibattito sulla possibile permanenza di Monti al governo e ridicole le affermazioni di molti leader partitici (di sinistra e di destra) sulla necessità di rispettare la sovranità popolare. Il Monti-bis è scritto nelle stelle.
Analizziamo con calma la situazione: se si andasse a votare oggi non ci sarebbe una chiara maggioranza. Il Pd-Sel arriverebbe probabilmente primo ma con un margine risicato che non gli permetterebbe di ottenere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Il Pdl arriverebbe secondo ma a poca distanza, poi quel che resta del Movimento 5 stelle di Grillo (l’opera di demolizione è iniziata qualche settimana fa, condotta sia dalla destra che dalla sinistra e costerà a Grillo e al suo guru Casaleggio alcuni punti percentuali), e a seguire Casini, quel che resta della Lega, probabilmente Di Pietro. Ne risulterebbe un Parlamento frastagliato e deludente agli occhi dei cittadini, perché composto da partiti di cui gli italiani diffidano o da movimenti di protesta, come quelli di Di Pietro, della Lega, di Grillo, della Sel che però, almeno in parte, hanno perso credibilità e appeal.

A quel punto il PdL potrebbe tentare una sorta di nuovo Ulivo allargato a Di Pietro e a Casini ma dall’equilibrio molto instabile, in alternativa allearsi o con Casini o con Di Pietro ma ad alto rischio di conflittualità e, verosimilmente, con una maggioranza risicata. Il terzo scenario è il più plausibile.

Vedo già il film: polemiche feroci tra i partiti, disgusto dell’opinione pubblica, spread alle stelle, Borsa giù, giornali che alimentano il panico, appelli accorati dell’Europa, di quel gentiluomo di Draghi e di una Merkel sempre più ottusa. E allora riecco il Salvatore della Patria, San Mario Monti tornare con tutti gli onori a Palazzo Chigi. Per restarci 5 anni e completare un’agenda che non ha mai davvero svelato all’opinione pubblica, ma che è graditissima a un certo establishment internazionale.

A meno che… nelle poche settimane che restano Pd e Pdl riescano ad approvare una riforma elettorale convincente, tale da garantire una maggioranza stabile, mentre, con un colpo di scena, le vecchie guardie capiscono di dover fare un passo indietro per lasciar spazio a candidati giovani, credibili, ottimisti; usciti dalla società civile o perlomeno non compromessi con la vecchia politica. Leader dalla faccia pulita, capaci di risollevare speranze ed entusiasmi e dunque rispondere alla domanda di cambiamento condivisa, con impeto e sdegno, dalla maggior parte degli italiani moderati. Come nel ’91.

Ma nessuno oggi, contrariamente a quegli anni, riesce a interpretare questo sentimento. I partiti sono ciechi, sordi, immersi nel loro mondo, non si rendono conto che si stanno distruggendo da soli. E così fanno il gioco di Mario Monti.
Gli italiani non li ringrazieranno…

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